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Economia e Finanza

FINANZA/ Mazzotta: la doppia "vittoria" dell'Unione bancaria

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Il fondo ha una dotazione di 50 miliardi di euro, troppo poco, e procedure farraginose. In ogni caso, sono stati affermati due fondamentali principi. Il primo: in Europa non si fanno salvataggi a spese dei cittadini. Se una banca europea apre una procedura fallimentare, a pagare per primi saranno gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti e dai correntisti con depositi sopra i 100mila euro. Se questo non dovesse bastare, interverrà il fondo. Se neanche il fondo fosse sufficiente, allora entrerà in gioco (anche se le procedure, nel dettaglio, sono ancora da stabilirsi) l’European Stability Mechanism, ovvero il Fondo salva-Stati.

 

Ci dica il secondo principio.

Con la messa in campo dell'Esm, per la prima volta, si è affermata in Europa l’idea della responsabilità collettiva dell’Unione. Si incomincia, quindi, a intravedere una sorta di solidarietà europea.

 

Come sarà finanziato il fondo europeo?

Tutte le banche, ogni anno, accantoneranno una quota che sarà destinata ai fondi, che inizialmente saranno nazionali. Una sorta di tassa, pagata di tasca propria, con risorse prelevate dal conto economico.

 

In Italia, cosa cambia?

Nulla, direi. In Italia, il fondo di garanzia interbancaria esiste già da 25 anni. Gli stessi criteri che le ho descritto e che da noi già sono applicati, saranno estesi a tutti quei paesi europei che ancora non hanno un fondo analogo. Per il momento, quindi, i fondi restano nazionali, ma la disciplina diventa da subito unitaria.

 

(Paolo Nessi)

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