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IMU/ 1. Semplificazione e stop ai privilegi le "chiavi" per la riforma

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Ad esempio i palazzoni di via Anelli a Padova, di cui tanto si sono occupati i media qualche anno fa, con tutto il loro degrado, anche se da tempo sgomberati dai loro abitanti, sono ancora tranquillamente in piedi.

Senza intervenire drasticamente su tanti edifici datati ed obsoleti disseminati nei quartieri delle nostre città e senza l’abbattimento di certi “mostri” e l’eliminazione dei “ghetti”, esito di speculazioni edilizie o di progettazioni ideologiche, non si potranno di certo raggiungere i risultati che ci sono chiesti dall’Unione Europea in materia di utilizzo di fonti rinnovabili, di contenimento dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti e blocco del consumo di suolo e neppure migliorare la qualità dei nostri quartieri.

Neppure le ulteriori maggiorazioni dei premi volumetrici, le nuove esenzioni dagli oneri di urbanizzazione, l’obbligo ai Comuni, a scapito della loro stessa autonomia, di rispettare pedissequamente le nuove legislazioni, potranno superare i limiti del Piano Casa e del Decreto Sviluppo, sopra evidenziati.

Ma perché se la direzione di sviluppo è la riqualificazione, si continua con l’espansione edilizia, pur frenata dalla crisi e dal dimezzamento delle compravendite, con il conseguente aumento dei settori di città sottoutilizzati, piuttosto che con gli interventi di rigenerazione urbana? E perché è così difficile mettere in sicurezza il territorio? Ciò deriva soprattutto dall’inadeguatezza della legislazione urbanistica e di quella sul regime dei suoli. Per liberare con un’azione celere ed efficace le zone a rischio idro-geologico serve una legislazione caratterizzata da un’impronta sussidiaria tale da coinvolgere attivamente e positivamente le popolazioni e le realtà imprenditoriali locali.

Ma con questo stiamo già entrando nella seconda domanda che ci siamo posti: come migliorare. Ne parleremo nel prossimo articolo.

 

(1- continua)

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