BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IMU/ 1. Semplificazione e stop ai privilegi le "chiavi" per la riforma

Pubblicazione:domenica 22 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 27 dicembre 2013, 13.10

 Immagine d'archivio Immagine d'archivio

L’edilizia del futuro nel nostro paese? Non dobbiamo pensare a nuove cementificazioni. Gli esperti concordano che le direzioni verso cui andare sono due: riqualificazione e messa in sicurezza del territorio. Rifacimento urbanistico delle zone degradate ed obsolete dal punto di vista costruttivo, miglioramento architettonico dei centri urbani piccoli e grandi, delle zone artigianali, industriali e direzionali e sgombero da ogni costruzione delle zone a rischio idro-geologico: questo dovrà essere il ruolo dell’edilizia.

Migliorare e mettere in sicurezza cosa? E come? In questo primo articolo propongo alcune note per rispondere alla prima domanda in un momento nel quale parecchie regioni stanno riapprovando e prolungando le loro leggi sul Piano Casa, ideato dal governo Berlusconi. Solo poche regioni inoltre hanno finora approvato specifiche norme per incentivare la riqualificazione urbana in attuazione al Decreto Sviluppo (art.5 del DM 70/2011).

Migliorare cosa? Di certo gli ambiti e le periferie degradate. Gli edifici non più rispondenti alle normative sulla sicurezza statica dovranno essere adeguati in funzione della zona o microzona sismica in cui si situano. Ma anche quelli realizzati con materiali insalubri, progettualmente inadeguati o brutti dovranno essere abbattuti e ricostruiti nello stesso sito, o in altro luogo se si tratta di costruzioni in zone golenali, improprie dal punto di vista idraulico, o lungo assi ferroviari o stradali a traffico sostenuto. Una certa priorità va poi data agli interventi sugli immobili pubblici e a quelli dismessi.

Va detto però che le legislazioni citate e quelle regionali, che hanno previsto i cosiddetti premi volumetrici, sono state utilizzate quasi esclusivamente da proprietari di edifici unifamiliari o di interi immobili. Il patrimonio abitativo dell’Italia, infatti, diversamente da quello di altri paesi, è caratterizzato da una proprietà immobiliare molto frazionata. Per questo il Piano Casa e la norma del Decreto Sviluppo non hanno potuto trovare applicazione nei condomini a proprietà mista e nelle aree urbane degradate.


  PAG. SUCC. >