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Economia e Finanza

TASSE/ Il vero "riccometro" per scovare i falsi poveri italiani

Il Governo è dovuto ricorrere alla revisione dell’ISEE per dare la caccia ai falsi poveri. GIANLUIGI LONGHI spiega come si sarebbe potuto agire diversamente 

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Assediato dalla crisi e dalla pressione dei media, il Governo ha dovuto finalmente prendere atto, con estremo ritardo, che esiste un’Italia delle rendite, della loro sperequazione, e dell’impunità del loro abuso che affossa e demotiva l’Italia produttiva. Basta ricordare i recenti articoli di stampa di falsi invalidi o di studenti autocertificati poveri, che frequentano con fuoriserie fiammanti le Università. Così invece di anticipare i problemi li si rincorre, e prontamente si legifera sulla revisione dell’ISEE. Forse un piccolo passo verso l’equità sociale, ma non certamente sufficiente.

Abbiamo già ricordato su queste pagine le ingiustizie generazionali e i partiti delle rendite. Privilegi concessi in anni di vacche grasse - di cambiali venute all’incasso - a carico oggi dell’attuale generazione e di quelle future. Privilegi concessi e di cui un’Italia, allegramente diseducata all’etica e al bene comune, ha ampiamente usufruito con arroganza e impunità.

Ne è un esempio l’articolo 32 della Costituzione, il diritto alla salute, che invitiamo il lettore a rileggere e memorizzare: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Chi sono quindi gli indigenti? Nel dizionario della lingua italiana Treccani indigente è definito una persona poverissima, priva delle cose più necessarie alla vita. Ma la spesa sanitaria italiana - in eterno deficit - è aperta ai bizantinismi delle soglie del ticket e alla sua modulazione, ancorata unicamente ad autocertificazioni del reddito del nucleo familiare. E così diventa indigente chi autodichiara falsamente redditi esigui, non esistendo controlli, ovvero chi ha un patrimonio mobiliare e redditi con ritenuta definitiva, a prescindere dal valore del capitale e del patrimonio accumulato.

Che fare dunque? Ci permettiamo un suggerimento e un invito al Governo. Inserire in dichiarazione dei redditi un ulteriore quadro che potremmo definire “reddito ai fini sanitari”, aggiungendo al reddito imponibile anche tutti i redditi di capitale al netto delle ritenute subite, ovvero un coefficiente equalizzatore del patrimonio, sia immobiliare che mobiliare. Predetto quadro poi, certificato e sottoscritto dal professionista abilitato all’invio della dichiarazione dei redditi o dal CAF, diventerebbe il documento obbligatorio da esibire per l’applicazione del ticket. Le esenzioni dal ticket - a nostro avviso - sia per la spesa farmaceutica che ospedaliera sarebbero sicuramente inferiori alle attuali.