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LETTA/ Sapelli: il Premier "inciampa" su Europa e Germania

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

La parola d’ordine che abbiamo condiviso anche da queste pagine sulla proposta di Prodi di agire congiuntamente con Francia, Spagna e Portogallo per riformare la Bce e rovesciarne la politica deflattiva: ecco ciò che avremmo voluto ascoltare. Neppure una parola invece sulle buone notizie che giungono dagli Usa e che segnalano come politiche di stimolo neokeynesiano siano l’unica uscita possibile dalla crisi, unitamente a una più decisa politica di detassazione.

Anche alla riforma della magistratura - senza la quale non torneremo allo stato di diritto e all’attrattività di investimenti esteri pesanti in Italia - non si è fatto cenno. Un Premier, quindi, che è bene in sella in quanto a fiducia e a ritrovata stabilità. Rinfrancante. Ma non rassicurante e in grado di prospettare una cambiamento di marcia.

Tempi duri, dunque, al di là di un giovanilismo che avremmo voluto colmato da propositi più culturalmente fondati nella direzione della ricostruzione della nazione per riformare l’Europa in senso solidale, che è ciò che oggi si richiede. Senza di questo anche le riforme istituzionali non potranno ottenere quell’appoggio popolare di cui necessitano e solo con una nuova e coraggiosa politica del e per il lavoro quell’appoggio si può raggiungere, unificando lavoro dipendente e classi medie in una strategia di riforme. Ma quali riforme? Quelle volute dalle troike tecnocratiche o quelle il cui profilo ci giunge dagli Usa?

Presidente, su questo avremmo voluto udire una Sua parola. E senza chiarezza su questo tema il futuro può essere gonfio di conseguenze tragiche. Buon Natale.

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