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SPY FINANZA/ "Il potere forte" che controlla governi e mercati

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Ben Bernanke, Presidente della Fed (Infophoto)  Ben Bernanke, Presidente della Fed (Infophoto)

Nell’Harper’s magazine del luglio del 1958 si trova un articolo intitolato “School for statesman” (scuola per statisti), scritto da Joseph Craft, membro del CFR, che identifica il Colonnello americano Edward Mandell House come uno dei fondatori del gruppo. Nello stesso articolo Craft afferma che membri del CFR sono anche grandi banchieri americani, rettori universitari, direttori giornalistici, direttori delle fondazioni Ford, Rockfeller, i presidenti americani Hoover, Eisenhower, Johnson e Nixon, i segretari di stato americani Edward Reilly Stettinius, Dean Acheson, John Foster Dulles, Christian Archibald Herter e Dean Rusk. Insomma, non esattamente un gruppo vacanze Piemonte.

Dunque, la Fed - essendo la banca centrale più potente al mondo - era destinata fin dalla seconda metà degli anni Sessanta a un ruolo egemone per portare a termine il progetto globalista, ovvero rendere sempre più asserviti i governi al suo potere da dettare essa stessa l’agenda politica? Vale lo stesso per la Bce? Restiamo un attimo in ambito Fed, anche soltanto perché si tratta della festeggiata. Nel suo saggio “The case against the Fed”, l’economista americano di scuola austriaca, Murray N. Rothbard, descrive così la banca centrale Usa: «L’operazione più segreta e meno riconducibile al governo federale non è, come ci si potrebbe aspettare, la Cia, la Dia, o qualche altra agenzia di intelligence super-segreta. La Cia e le altre operazioni di intelligence sono sotto il controllo del Congresso. Sono in qualche modo riconducibili a qualcuno: una commissione del Congresso supervisiona queste operazioni, controlla i loro bilanci ed è informata delle loro attività segrete. È vero che le audizioni e le attività della commissione sono chiuse al pubblico; ma almeno i rappresentanti del popolo al Congresso assicurano una qualche riconducibilità per queste agenzie segrete... È poco noto, tuttavia, che esiste un’agenzia federale che supera le altre in segretezza. Il Federal Reserve System non è riconducibile a nessuno; non ha un budget; non è soggetto a nessun controllo; e nessuna commissione del Congresso conosce le sue operazioni, o le può davvero supervisionare. La Federal Reserve, praticamente in totale controllo del sistema monetario della nazione, non deve rendere conto a nessuno e questa strana situazione, quando riconosciuta, è sempre sbandierata come una virtù... Cominciamo a intravedere il motivo per cui è sempre stato importante per la Fed, e per le altre banche centrali, investirsi di un’aura di solennità e di mistero. Infatti, come vedremo più dettagliatamente, se la popolazione sapesse ciò che sta succedendo, se fosse in grado di strappare la tenda che copre l’imperscrutabile Mago di Oz, scoprirebbe ben presto che la Fed, lungi dall’essere la soluzione indispensabile al problema dell’inflazione, è essa stessa il cuore del problema».

Ora, che un liberale puro con Rothbard abbia in odio la Fed non è cosa che debba stupire più di tanto, ma il cuore del problema è: le banche centrali, Fed in testa, anche grazie a questa crisi sono oggi il potere principale a livello politico ed economico? A mio avviso, sì. Cosa sarebbe oggi Wall Street senza la Fed e la sua liquidità? Dove sarebbero i tassi dei Treasuries e quindi il cuore stesso del sistema immobiliare dei mutui, già massacrato dai subprime? Cosa sarebbe l’America senza gli stop-and-go della Fed sul “taper”, capaci di livellare tassi e far sgonfiare e rigonfiare - evitando l’esplosione - la bolla di liquidità? Temo sarebbe un Paese schiantato dalla più colossale crisi finanziaria dal 1929, superata - un eufemismo, vista l’economia reale e le sue grida di dolore - creando la più grossa bolla speculativa e di credito della storia. E, di fatto, rendendo il Congresso poco più che un’appendice, cui far recitare melodrammi a soggetto come quello dello “shutdown” o del “debt ceiling”, pantomime che tornano ciclicamente.



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