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SPY FINANZA/ "Il potere forte" che controlla governi e mercati

Ieri la Federal Reserve statunitense ha compiuto cento anni. MAURO BOTTARELLI ci spiega come la banca centrale americana abbia sempre più accresciuto il suo potere

Ben Bernanke, Presidente della Fed (Infophoto) Ben Bernanke, Presidente della Fed (Infophoto)

Ieri la Federal Reserve statunitense ha compiuto cento anni, un anniversario da celebrare, ma avendo già scritto la scorsa settimana cosa penso di quella pantomima patetica che è il “taper” cui si è dato avvio, ho pensato di dare un taglio un po’ diverso alla mia celebrazione della Fed. Nel fine settimana, infatti, un amico mi ha girato il passo di un libro che aveva trovato interessante e, dopo averlo letto, più di una domanda ha cominciato a serpeggiarmi nella mente. Voglio condividerlo con voi, tradotto dall’inglese.

«Le potenze del capitalismo finanziario avevano anche un obiettivo di lungo termine, niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare il sistema politico di ogni nazione e l’economia del mondo come un tutt’uno. Questo sistema doveva essere controllato con modalità feudale delle banche centrali del mondo agendo di concerto, attraverso accordi segreti sanciti in incontri frequenti e conferenze. L’apice di questo sistema era la Banca per i regolamenti internazionali a Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, le quali sono esse stesse istituzioni private. Ogni banca centrale punta a dominare il suo governo attraverso la capacità di controllare i prestiti sui titoli di Stato, di manipolare le valute estere, di influenzare il livello di attività economica del Paese e di condizionare politici cooperativi e compiacenti attraverso ricompense economiche nel mondo del business».

Impressionante, non vi pare? La realtà che stiamo vivendo, nel mondo come in Italia, tratteggiata in poche righe. Ma c’è qualcosa che vi impressionerà ancora di più, ovvero l’anno in cui queste parole sono state scritte. Questa descrizione di un nuovo ordine mondiale asservito al capitalismo finanziario, ovvero un mondo senza più sovranità nazionali ma solo economiche ed eterodirette, è stata estrapolata dal libro “Tragedia e speranza. Una storia del mondo nel nostro tempo” scritto da Carroll Quigley nel 1966. Avete letto bene, quasi cinquanta anni fa.

E chi era Carroll Quigley, scomparso nel 1977? È stato uno dei padri della globalizzazione, anzi forse il padre più nobile e lucido, definendosi esso stesso - in enorme anticipo sulla rivoluzione clintoniana - un “globalista”. Ma soprattutto, il buon Quigley era un membro molto influente del Council on Foreign Relations, un’associazione privata statunitense e globale, apartitica, composta soprattutto da uomini d’affari e leader politici che studiano i problemi globali e giocano un ruolo chiave nella definizione della politica estera degli Usa e della geopolitica e geofinanza mondiale. È stato fondato nel 1921, a seguito della riunione nel maggio 1919 all’Hotel Majestic di Parigi tra un certo numero di personalità britanniche e americane, delegate alla Conferenza di pace. Questa riunione segnò il punto di partenza per la successiva costituzione sia del “Royal Institute of International Affairs” (RIIA), sia del suo omologo americano, il “Council on Foreign Relations” (CFR), il quale ha sedi a New York e Washington e attualmente può contare su circa 1400 membri.