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SPY FINANZA/ Le strane "coincidenze" dietro al crollo di Lehman Brothers

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Quasi certamente sì, perché quel fallimento era strumentale a un’unica cosa: tramutare la Fed nel motore immobile del sistema economico-politico-finanziario Usa e mondiale. Il primo settembre 2010, Dick Fuld, ex capo di Lehman Brothers, tuonò di fronte alla Financial Crisis Inquiry Commission: «Paulson ha fornito dati compromessi agli altri istituti di credito quando c’era bisogno di aiutarci, non avevamo problemi di liquidità». Il riferimento di Fuld è noto: nella notte del 14 settembre 2008, quindi il giorno prima della bancarotta, ci fu un meeting fra Paulson e i vertici delle principali banche di Wall Street. Erano presenti anche il presidente della Fed di New York Timothy Geithner, il numero uno di Bank of America, Kenneth Lewis, e il capo della Sec, Christopher Cox. Lo scopo era uno solo: verificare le possibilità di un sostegno finanziario per Lehman Brothers. Servivano circa 100 miliardi di dollari, almeno secondo i dati in mano al Tesoro. Tuttavia, ci fu il veto completo di Paulson e Merrill Lynch. Gli altri non mossero un dito e Lehman fallì. Ma nella stessa settimana della bancarotta di Lehman Brothers sono state salvate American International Group e Merrill Lynch, mentre fu concesso a Goldman Sachs e Morgan Stanley di diventare holding bancarie:, perché, invece, a Lehman Brothers fu impedito di cambiare statuto?

Soltanto Lehman Brothers utilizzava i Repo (Repurchase agreement, cioè un contratto pronto contro termine) per ottenere liquidità a breve termine, esternalizzando le perdite, che nel frattempo per Lehman avevano superato l’intero valore delle attività della banca? No, ma la differenza è che affondando Lehman Brothers si affondava un simbolo e si rimetteva Wall Street, così come il Congresso, nelle mani della Fed, inviando anche uno scossone globale agli altri sistemi finanziari esposti verso l’ex gigante, mentre il fallimento di AIG avrebbe riguardato quasi esclusivamente l’America - per non parlare di Freddie e Fannie - e avrebbe richiesto un intervento che all’epoca non era ancora digeribile dalle masse statunitensi, dalla politica in senso lato e dai mercati. Ma poi i tempi cambiano, il primo presidente di colore e democratico arriva alla Casa Bianca, promettendo di far pagare il conto della crisi a Wall Street e invece facilitandola con ogni mossa e lasciando campo sempre più libero allo strapotere della Fed.

Tutte coincidenze, ovviamente. Come il fatto che fu l’alfiere della globalizzazione, Bill Clinton, a creare le condizioni della crisi subprime con la sua politica di mutui a cani e porci con garanzie zero, obbligando le banche a cartolarizzare come non ci fosse un domani per proteggersi e far pagare il conto dei fallimenti ai cittadini che compravano qualsiasi cartaccia gli venisse proposta come investimento. Solo coincidenze. Ancora tanti auguri, Fed. E a voi, buon Natale.

 

(2- fine)



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