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MENO TASSE?/ Nel 2013 le famiglie ne hanno pagate di più

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Famiglie sempre più tassate  Famiglie sempre più tassate

Parlando di quanto il governo Letta ha fatto e intende fare in termini di tassazione nei prossimi anni, i documenti ufficiali affermano che la pressione fiscale tra il 2012 e il 2013 è aumentata dal 44% al 44,4%, e rimarrà pressoché stabile al 44,3% nel 2014. Ci vorrebbe quindi un po’ più di serietà, anche perché non si capisce a sufficienza quanto questa crisi abbia bisogno di risposte in grado di rigenerare ottimismo nelle famiglie italiane, in modo che queste ultime facciano ripartire il motore della domanda interna che si è bloccato.

 

Intende dire che a essere in gioco è anche un fattore psicologico?

Siccome la domanda interna, sia per investimenti sia per consumi, dipende spesso da ottimismo o pessimismo, stiamo tutti cercando di mandare messaggi di speranza. Se è questo ciò che dobbiamo fare, deve essere chiara una cosa: i messaggi che mutano le aspettative delle persone sono quelli con una forte valenza quantitativa. La gente cambia cioè le sue aspettative non se vede dei micro-cambiamenti, ma di fronte a dei mutamenti certi in una direzione auspicata.

 

Come occorre intervenire per imprimere dei cambiamenti di questo tipo?

Per quanto riguarda il modello europeo, vanno rinegoziati gli accordi comunitari, anche per evitare che le famiglie e le imprese vivano nell’incertezza di un’eventuale patrimoniale record che si potrebbe abbattere su di loro di qui a un paio d’anni per soddisfare le richieste di Bruxelles. Per quanto riguarda invece il modello italiano, avendo firmato un documento sulla riduzione del debito e del deficit, bisognerà fare partire in modo serio la spending review.

 

Saccomanni parla di possibili risparmi da 30 miliardi. Lei che cosa ne pensa?

Il mio auspicio è che i 30 miliardi di cui parla Saccomanni siano trovati rapidamente. Carlo Cottarelli ha giustamente creato dei tavoli per identificare dove tagliare la spesa, anche se non mi sembra che questo sia al centro del dibattito. Spero che entro febbraio si dia un segnale molto forte. Ricordiamoci che, come in una qualsiasi giusta spending review, le risorse liberate dovranno poi essere spese bene. A quel punto suggerirei una combinazione di riduzione di tasse e di aumento degli investimenti pubblici. In questo senso mi preoccupa molto che con i tagli degli sprechi si sia creato un fondo dedicato semplicemente al cuneo fiscale, in quanto ciò non aiuta a fare ripartire la produzione, a differenza degli investimenti pubblici che garantiscono per definizione un aumento di domanda.

 

(Pietro Vernizzi)



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