BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

BEPPE GRILLO/ Euro e Fiscal compact, come smontare il programma del vaffa-day

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

La Germania non accetterà mai di perdere lo status del Bund come bene rifugio obbligazionario per ritrovarsi a mutualizzare il proprio debito pubblico con quello greco, portoghese o anche italiano. Diversa sarebbe la mutualizzazione dei debiti dei paesi cosiddetti periferici, un “South-Europe-bond” con clausole di azione collettiva, ma anche in questo caso i rischi sovrani che sottendono quell’emissione la tramuterebbero quasi in automatico in veicolo per appetiti speculativi: ritengo che nel breve e medio periodo, l’unica strada percorribile sia quella di un’azione pervasiva sulla Bce affinché agisca se non come back-stop, almeno come garanzia sui debiti a rischio, finché i problemi maggiori non saranno risolti e la ripresa agganciata in maniera significativa dai paesi membri.

Quarto, alleanza tra i paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all’adozione di un Euro 2. Anche qui, il concetto di base non mi pare sbagliato, ma come attuarlo in concreto? A parte che andrebbero stracciati e riscritti tutti i Trattati fondativi della zona euro - e questo sarebbe il problema minore - come verrà ridenominato l’euro 2 rispetto al fratello del Nord, quello originario, a livello di contratti commerciali e denominazione dell’outstanding di debito pubblico in mani private estere? Ci vorrebbe una garanzia della Bce, magari attraverso un veicolo ad hoc che operi da clearing house, da camera di compensazione, per quei contratti: per arrivare a questo, però, occorre che la Germania accetti la spaccatura della zona euro, la creazione di una moneta più competitiva della sua e quindi la perdita di quegli status di privilegio commerciale che euro forte e lotta all’inflazione le hanno garantito fino a oggi: Berlino rinuncerà all’export per il bene del continente? La domanda è sempre la stessa, per quanto Beppe Grillo possa farla facile sul piano meramente teorico.

Quinto, investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio. In questo caso, sono d’accordissimo e penso che il blocco dei Paesi del Sud - quelli più penalizzati dai vincoli deliranti del Fiscal Compact - dovrebbe davvero farsi carico di una battaglia in tal senso, se non vorrà continuare a scontare un gap di competitività non solo con il resto del mondo ma con lo stesso blocco “core” dell’Ue.

Sesto, finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni. Non lo ritengo prioritario, ma certamente alzare la voce in sede comunitaria quando si discute di budget non sarebbe una cattiva idea, visto che persiste ancora oggi il rebate britannico e la Francia gode di costosissimi (per le tasche degli euro-contribuenti) sussidi per l’attività agricola che se garantiti all’Italia diverrebbero un volano economico incredibile. C’è però da dire una cosa: prima di andare a battere i pugni sul tavolo, sacrosanto, l’Italia si guardi allo specchio e impari a gestire, sfruttare e spendere i fondi comunitari di cui già oggi gode e che restano spesso inutilizzati o sotto-utilizzati.

Settimo e ultimo, abolizione del pareggio di bilancio. In questo caso, eminenti giuristi hanno già dimostrato l’illegittimità del pareggio di bilancio, quindi potrebbe essere la battaglia più perseguibile delle sette. Il Trattato sulla stabilità è in realtà, giuridicamente, un accordo di diritto internazionale fra Stati. Quindi, per l’Unione europea non ha forza di diritto costituzionale pari a quella dei precedenti Trattati. Questa soluzione è stata usata come uno stratagemma per aggirare il fatto che i vertici dell’Unione non avessero la possibilità di riformare il Trattato dell’Unione europea, per l’opposizione della Gran Bretagna e della Bulgaria. Insomma, l’intero MES è giuridicamente invalido, così come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio. Questa battaglia si può fare, ma, come sempre, ricorre la domanda: con quale forza e con quali alleati?

Diamo a Beppe Grillo ciò che gli spetta: è l’unico a parlare di questi temi, mettendo in discussione argomenti che paiono altrove - quasi ovunque a dire il vero - dei totem. Ma urlare in una piazza cose in parte vere, ancorché inattuabili, non serve a renderle del tutto vere e attuabili.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
03/12/2013 - The best Bottarells (Giuseppe Crippa)

Questo è a mio avviso il miglior articolo di Bottarelli mai pubblicato da Il Sussidiario.

 
03/12/2013 - euro exit e fiscal compact (Luciano Bara Caracciolo)

Sono sempre un attento lettore degli ottimi articoli di Bottarelli. Sulla assurdità di "mercato", prima ancora che giuridica, del referendum siamo d'accordissimo: la cosa grave è che la sola idea venga ancora data in pasto all'opinione pubblica. Sulle tecnicalità da rischio di cambio dell'euro exit (o "euro-split"), in realtà si tratta di problemi risolti ogni giorno rispetto a tutti i contratti (sia relativi alla sottoscrizione di titoli sovrani che per transazioni commerciali) che coinvolgono valute soggette a svalutazione. E che sono normalmente sia scontati in forme di "assicurazioni" che accompagnano i relativi contratti-base, sia semplicemente accettandone il rischio e le correzioni "ammortizzabili" mediante gli aggiustamenti, in reciproci costi e benefici, che ne conseguono (rigeneralizzandosi il riferimento al cambio sul dollaro, tutto da verificare, rispetto alla situazione attuale). Sulla via giuridica all'euro exit, una ricostruzione dei trattati consente soluzioni in realtà molto meno complesse di quanto non si creda http://orizzonte48.blogspot.it/2013/11/lunione-europea-in-base-ai-trattati-non.html Sulla "sostanziale" illegittimità costituzionale del pareggio di bilancio http://orizzonte48.blogspot.it/2013/03/ccostituzionalita-delle-manovre.html