BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

BEPPE GRILLO/ Euro e Fiscal compact, come smontare il programma del vaffa-day

Durante il suo discorso di domenica a Genova, Beppe Grillo ha mostrato la sua proposta in sette punti per l’Europa. Vediamola nel dettaglio con il commento di MAURO BOTTARELLI

Beppe Grillo (Infophoto)Beppe Grillo (Infophoto)

Dunque, domenica Beppe Grillo, oltre ad avere chiesto l’impeachment di Giorgio Napolitano, ha avanzato i 7 punti della sua proposta per l’Europa, ovvero quelli che saranno - con ogni probabilità - gli argomenti forti della campagna elettorale del M5S per le elezioni europee del prossimo anno. Vediamoli insieme, anche perché gli argomenti di un partito che a tutt’oggi vanta nei sondaggi più del 20% dei consensi degli italiani non possono essere liquidati unicamente con accuse di populismo. Primo, referendum per la permanenza nell’euro. Non è possibile per legge: in Italia non sono previsti referendum su materie che riguardano l’Europa.

Detto questo, si può sempre cambiare la legge. Il problema è: a cosa andremo incontro nei mesi precedenti a questo appuntamento? Che tipo di comunicazione ci sarà verso i cittadini su un tema del genere? E poi, in caso la maggioranza degli italiani scegliesse di uscire dall’euro, l’Europa cosa direbbe? Non si può, di fatto, andarsene dell’eurozona così, manu militari. Ma siamo ottimisti e diamo per buono il fatto che l’Europa, al netto della volontà popolare italiana, dica sì e ci permetta di tornare alla lira, al tallero o comunque a una moneta sovrana: chi e come ridenominerà gli accordi commerciali delle nostre aziende, tutti in euro? Chi ridenominerà il valore di quel 30% di debito pubblico in mano a investitori esteri?

Sicuramente toccherà scontare un haircut, tanto più che già oggi - senza ipotesi di uscita dall’euro - esistono le clausole di azione collettiva nelle obbligazioni sovrane, le quali permettono ridiscussione di cedole e coupon, oltre che di scadenze. A vostro modo di vedere, nel momento stesso in cui venisse annunciato l’ok a un referendum simile, che fine farebbe quel debito? Verrebbe immediatamente scaricato dagli investitori spaventati per le perdite cui andrebbero incontro. Quindi, crollo del valore dei titoli sovrani - di cui le nostre banche sono piene per quasi 450 miliardi di euro - e spread alle stelle, ovvero costi molto maggiori per collocare il nostro debito e per il servizio dello stesso. Cosa farebbe a quel punto lo Stato, visto che, con la prospettiva di uscire dall’euro di lì a pochi mesi, difficilmente la Bce acquisterebbe sul secondario per calmare i rendimenti? Comprerebbe, un buy-back per arrivare a una traiettoria quasi giapponese di autarchia sul debito pubblico? E con quali soldi? Vendendo le riserve auree? Sarebbe una sorta di suicidio, ancorché io ritenga giusto che la gente possa dire la propria su un argomento di così vitale importanza per il suo futuro, ma serviva intervenire prima, ovvero quando si stava trattando l’ingresso - facendo swap suicidi per imbellettare i conti e farci apparire “degni” della moneta unica - e soprattutto il tasso di cambio. Ora, temo, sia tardi. Salvo non si arrivi al default e all’uscita dall’euro per espulsione o per deflagrazione della stessa zona euro.


COMMENTI
03/12/2013 - The best Bottarells (Giuseppe Crippa)

Questo è a mio avviso il miglior articolo di Bottarelli mai pubblicato da Il Sussidiario.

 
03/12/2013 - euro exit e fiscal compact (Luciano Bara Caracciolo)

Sono sempre un attento lettore degli ottimi articoli di Bottarelli. Sulla assurdità di "mercato", prima ancora che giuridica, del referendum siamo d'accordissimo: la cosa grave è che la sola idea venga ancora data in pasto all'opinione pubblica. Sulle tecnicalità da rischio di cambio dell'euro exit (o "euro-split"), in realtà si tratta di problemi risolti ogni giorno rispetto a tutti i contratti (sia relativi alla sottoscrizione di titoli sovrani che per transazioni commerciali) che coinvolgono valute soggette a svalutazione. E che sono normalmente sia scontati in forme di "assicurazioni" che accompagnano i relativi contratti-base, sia semplicemente accettandone il rischio e le correzioni "ammortizzabili" mediante gli aggiustamenti, in reciproci costi e benefici, che ne conseguono (rigeneralizzandosi il riferimento al cambio sul dollaro, tutto da verificare, rispetto alla situazione attuale). Sulla via giuridica all'euro exit, una ricostruzione dei trattati consente soluzioni in realtà molto meno complesse di quanto non si creda http://orizzonte48.blogspot.it/2013/11/lunione-europea-in-base-ai-trattati-non.html Sulla "sostanziale" illegittimità costituzionale del pareggio di bilancio http://orizzonte48.blogspot.it/2013/03/ccostituzionalita-delle-manovre.html