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FINANZA/ Perché l'Italia vuole le "borsette di Stato" ma è pronta a vendere l'Eni?

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Donatella Versace (Infophoto)  Donatella Versace (Infophoto)

Versace non sembra avere caratteristiche di “strategicità”, non sembra essere un’azienda che pone il sistema-Paese alla frontiera di un particolare settore tecnologico e infine non sembra nemmeno essere in discussione il controllo della società, dato che si tratta di una partecipazione di minoranza. Perchè Versace sì e Indesit, per esempio (mettete il nome di qualsiasi altra azienda industriale in ristrutturazione al posto di Indesit), che sta per chiudere gli stabilimenti no? Se il discrimine è solo economico e l’intervento in Versace, in una fase in cui l’offerta di Moncler viene coperta 12 (dodici) volte e i multipli del lusso girano a valori stellari, è dettato da una valutazione sulle potenzialità di guadagno allora bisognerebbe esplicitare assunzioni, piani industriali e attese di guadagno. Se si ritiene che l’intervento del Fondo stragico sia, per i motivi più svariati, particolarmente qualificante per le distintive competenze nel lusso allora, allo stesso modo, bisognerebbe dichiararlo. Altrimenti non si capisce se è una operazione di private equity e basta, ma allora bisognerebbe farlo fare al “mercato”, oppure qualcosa d’altro.

Non si è capito chi, come e perchè avrebbe deciso che il lusso è strategico, dopo la vendita di Bulgari e Loro Piana. In una fase di pauroso restringimento del credito in cui il sistema bancario fa fatica a erogare e in cui il sistema industriale italiano è oggettivamente sottoposto a una concorrenza incredibile da parte degli stranieri l’idea di salvaguardare un patrimonio tecnologico e strategico non sembra particolarmente balzana. L’operazione in Versace in questo contesto sembra davvero singolare. Il problema, chiaramente, non è Versace in quanto tale, ma l’azione del Fondo strategico. Tra i panettoni o le borsette di Stato e la privatizzazione di Eni ci sono, come noto, infinite vie di mezzo; lo Stato potrebbe e dovrebbe intervenire quando non ci sono alternative valide e i rischi per il sistema economico e industriale, per esempio di perdita di tecnologia o indipendenza energetica, sono concreti.

Si potrebbe essere anche più aperti e includere, magari, il lusso, perchè made in Italy per eccellenza, ma bisognerebbe chiarire senza dubbi a che condizioni e in osservanza a quali principi, altrimenti si genera una gran confusione sui “mercati”, tra gli investitori, oltre che nei poveri contribuenti. 

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