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Economia e Finanza

MPS/ Forte: grazie a Siena la Germania può deriderci

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La comunità locale ha tutto l’interesse a che arrivi una grande banca che rassicuri i piccoli azionisti e le piccole e medie imprese della Toscana e del Veneto dove questa banca è localizzata. L’interesse vero della fondazione coincide con quello della comunità. Non riuscire a capire questo concetto giuridico ed etico significa un ritardo culturale grave. In sostanza, vuol dire che il Pd nuova versione è un insieme di potentati locali: quello di Roma, quello dell‘Emilia, e altri che man mano si formano. Rimane la vecchia struttura come concezione.

 

Escluderebbe qualsiasi tipo di intervento dello Stato?

No, non lo posso escludere perché se c’è un rischio sistemico lo Stato è costretto a intervenire. Non sappiamo cosa capiterà da qui a giugno. I tassi di interesse devono salire. Può darsi che un nuovo consorzio non si riesca a fare o che a Mps non piaccia di nuovo. In un’incertezza del genere il governo potrebbe fare una norma che dice che l’aumento di capitale si deve fare adesso, in quanto il prestito subordinato comporta un dovere collettivo. Questo era nella concezione iniziale di Tremonti.

 

A cosa si riferisce?

A una nozione etica di carattere collettivo. Essendo essa una fondazione se si comporta così potrebbe essere sciolta perché agisce in modo contrario ai principi delle fondazioni. Il governo deve avere il coraggio di prendere questa posizione dicendo: “Voi siete il terzo settore, quindi potete avere una vostra ideologia, ma dev’essere comunque comunitaria, non può essere localistica e dei vostri lucri perché siete una no profit. Al limite potete perdere tutto il vostro capitale se è necessario per il bene comune”. Questo deve fare lo Stato. Se non lo fa c’è il rischio sistemico e alla fine deve intervenire magari con una nazionalizzazione parziale. D’altra parte l’idea di far intervenire la Cassa depositi e prestiti è una via traversa inaccettabile.

 

Perché inaccettabile?

Perché la Cdp è a maggioranza pubblica, sarebbe ancora uno strumento di intervento pubblico emergenziale che prelude una successiva privatizzazione. Ma nello stesso tempo mette in luce che è la finanza pubblica che si è impegnata. In pratica è la nazionalizzazione fatta con un altro sistema. 

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