BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Sapelli: così gli Usa (e Letta) possono salvare l'Italia

L’Europa, specie a causa dell’austerità, sta decadendo e rimanendo esclusa sul piano internazionale, dove gli Usa tornano all’unilateralismo. L’analisi di GIULIO SAPELLI

InfophotoInfophoto

La discussione su quale sarà il futuro configurarsi della macchina dei partiti e quindi quale sarà il nuovo equilibrio del governo del Presidente (perché questa è la sostanza costituzionale dell’assetto di governo) è francamente miserrima. Per la sua bassezza analitica, per la mancanza di visione. È stato così anche nelle trattative per il governo di coalizione tedesco: non una parola sull’Europa, non uno scatto analitico, è stata una discussione tra bottegai (ch’io amo e rispetto quando fanno i bottegai e non le donne e gli uomini di governo).

Manca la consapevolezza della drammaticità del momento. La drammaticità viene dalle viscere italiche, certo, ma è l’Europa che sta decadendo. In primo luogo internazionalmente, con la comprovata divisione che le guerre inter-islamiche stanno disvelando appieno con la terribile rottura transatlantica tra Regno Unito e Usa a cui non può far rimedio la grandeur francese, sì beneficamente imperiale, ma senza idee e senza risorse.

Dopo il fallimento reso manifesto non riuscendo a impedire le guerre balcaniche genocidiarie, quelle golfo-nord africane mettono veramente in scacco l’Europa. Ora la partita è ancora più rischiosa perché gli Usa sono in un grave impasse culturale e strategica e si dimostrano incapaci di esercitare un’egemonia (non un dominio, per carità, non son più i tempi!) mondiale. E senza tale egemonia il mondo è malato. In ogni caso essi rimangono ancora l’ineludibile punto di riferimento di qualsivoglia sistema dei pesi e delle rilevanze a livello internazionale.

I recenti topici avvenimenti dell’accordo sulla Siria sono un passo innanzi verso la ridefinizione del rapporto con la Russia e la recente trattativa con l’Iran sul nucleare, che segna i primi successi nella dispersione delle tensioni verso Teheran, ridefinisce l’equilibrio di potenza nell’area cruciale del patrimonio energetico e spirituale mondiale. Ma le aumenta pericolosamente, quelle tensioni, nei confronti della cuspide del mondo sunnita rappresentata dall’Arabia Saudita, che per protesta verso gli Usa ha rifiutato di sedersi sul seggio di osservatore temporaneo nel consiglio di Sicurezza dell’Onu: un fatto di incredibile gravità e tensione nei rapporti con l’assetto di potenza nordamericano. E simili e gravissime tensioni si aprono inevitabilmente con Israele, sempre più tentato da una guerra preventiva.