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FINANZA/ 1. Italia, la "salvezza" viene dalla Spagna

La Spagna sembra aver convinto molti investitori stranieri, in primis dagli Stati Uniti. L’Italia avrebbe molto da imparare da Madrid, come ci spiega UGO BERTONE

Mariano Rajoy (Infophoto) Mariano Rajoy (Infophoto)

Sergio Marchionne, da Washington, dà questo consiglio: “In Italia dobbiamo fare come la Spagna che è andata avanti sulle norme per il lavoro, la lotta alla burocrazie e la riforma della Pubblica amministrazione”. Non è il primo ad aver scoperto “la straordinaria e sorprendente determinazione di Madrid sulla strada delle riforme” di cui si legge in un recente report di Goldman Sachs che ha preceduto di pochi giorni la promozione del rating dei Bonos, con un outlook da “negativo” a “stabile”. Ma la banca d’affari Usa si è spinta oltre: chi ha deluso le nostre attese, si legge, è stata l’Italia. Ovvero, a fronte della serietà con cui Madrid si è sottoposta alle terapie previste dal Fiscal compact figura la lunga lista di promesse rinviate del Bel Paese, l’unico che non ha mostrato segni di ripresa sul fronte della produttività.

L’esempio virtuoso di Madrid non è isolato. L’Irlanda presto tornerà a operare sul mercato dei capitali. Il Portogallo vara una finanziaria estremamente impegnativa, premiata dai mercati che accettano di rinviare di due anni le scadenze di varie emissioni di titoli. Insomma, l’Europa sembra più forte di tre anni fa. Ma questo, per paradosso, rende l’Italia più debole in rapporto agli altri: a differenza di aree ritenute più deboli, non abbiamo fatto i passi in avanti che ci si attendeva. Eppure, per dirla con Olli Rehn, “l’Italia ha grandi potenzialità di crescita. Se davvero riuscisse a riformare il proprio sistema economico e giudiziario, potrebbe registrare una crescita superiore a quella di molti altre nazioni. Ma il vostro Paese ha un estremo bisogno di rilanciare la propria economia e la propria competitività”.

Ovvero, fare quel che si è fatto tra Madrid e Barcellona, nonostante le grandi rivalità regionali. La pagella del Paese iberico ha aspetti sorprendenti: già alla fine del terzo trimestre la Spagna è uscita dalla recessione, grazie soprattutto al boom delle esportazioni che hanno riportato in nero la bilancia commerciale: da un passivo del 2% a un surplus del 10%. Merito dei bassi salari, ma non solo. La riforma del lavoro spagnolo, a differenza di quella varata in Italia, ha premiato anche i contratti a tempo determinato con un occhio di riguardo sul fronte fiscale per le piccole imprese che assumono anche part-time, favorendo un forte recupero della produttività, grazie alla flessibilità. Mentre in Italia la parola d’ordine resta “non toccate i diritti”, i sindacati spagnoli hanno adottato la regola che “è meglio un cattivo lavoro che nessun lavoro”.

A partire dalla flessibilità: alla Ford di Valencia nel 2012, in un momento di stanca della domanda, i lavoratori sono stati lasciati a casa cinque giorni, uno stop recuperato lavorando cinque weekend di fila in primavera. È l’effetto dell’accordo con i sindacati, durata cinque anni, che ha convinto Ford a scegliere la città spagnola nel 2011, nel momento peggiore della crisi europea. “In Spagna -sottolinea Marchionne - noi ci siamo e non abbiamo mai avuto alcun problema”.


COMMENTI
08/12/2013 - Gli italiani sono governabili? (umberto persegati)

La domanda si impone. O i governanti sono inetti a governare. (Governare non significa soltanto emanare leggi ma farle osservare: l'enorme quantità di leggi in Italia è direttamente proporzionale alla loro inosservanza). O i cittadini non vogliono essere governati. (Ne sarebbe prova la generalizzata inosservanza delle leggi e la mancanza di reazione sociale o, addirittura di adesione, a comportamenti illeciti)

 
05/12/2013 - AIUTO! (Carlo Cerofolini)

Con chi - oltre a non essere minimamente capace di tagliare la spesa pubblica ma anzi la fa aumentare e aumenta pure la pressione fiscale (sic) – addirittura vuole (s)vendere le nostre imprese oltre che strategiche redditizie, come vorrebbe fare il governo Letta, e il governo spagnolo o irlandese, che pensano a come invece far crescere il Pil non c’è partita. Aiuto!