BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Banche, l'ariete per attaccare l'Italia

Infophoto Infophoto

«La qualità del credito e i volumi dei prestiti scontano gli effetti della recessione», aggiungeva Fitch, secondo cui il principale rischio per la qualità degli asset delle banche italiane deriva dall’esposizione alle piccole e medie imprese, un settore particolarmente vulnerabile nel contesto di una prolungata recessione. Di conseguenza l’anno prossimo alcune banche italiane di piccole e medie dimensioni potrebbero essere a rischio di deficit di capitale in occasione della revisione della qualità degli attivi e degli stress test della Banca centrale europea: potrebbero anche non soddisfare le richieste di standard di patrimonializzazione più elevati. Inoltre, visto che la redditività operativa delle banche italiane resterà sotto pressione, Fitch non si aspetta una riduzione del livello di titoli di Stato italiani nei portafogli delle banche nel 2014.

Il mancato aumento degli impieghi dovrebbe comunque contribuire alla stabilità della liquidità e del funding che strutturalmente beneficia di una robusta base di clientela retail: in parole povere, ciò che vi dicevo prima, ovvero cordoni ancora chiusi e tanti saluti all’economia reale. Ma attenzione, tira davvero brutta aria sul comparto bancario e - di conseguenza - su quello del debito sovrano, strettamente correlati soprattutto nei Paesi cosiddetti periferici. Come vi dico da mesi, nulla sarà più come prima e Cipro non è stato affatto un caso unico ed emergenziale, non resterà un unicum, bensì un qualcosa che farà scuola. A confermarlo, non in una chiacchierata informale ma durante il convegno “Future of Banking in Europe” dell’altro giorno, il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, il quale ha detto chiaro e tondo che in futuro, nell’eurozona, per salvare le banche in difficoltà verrà attuata la confisca dei risparmi depositati, attraverso prelievi forzosi e congelamenti dei conti.

D’altronde, tutti gli strumenti legali per mettere in atto queste misure estreme sono contenuti e spiegati nel Meccanismo di Risoluzione Unica, la risoluzione per il salvataggio delle banche che è stata posta in essere a giugno di quest’anno durante il Consiglio europeo presieduto proprio dall’Irlanda e ratificata anche dall’Italia. Insomma, c’è poco da scherzare. Anche perché stiamo per assistere a una serie di default sovrani che rischiano di innescare reazioni a catena. La Slovenia è ormai al limite e l’Ucraina che in molti vedono come avamposto politico della lotta tra Europa e nuova influenza russa, altro non è che un tavolo da Black Jack a cui stanno scommettendo i grandi player.

Le banche russe sono esposte all’Ucraina per 30 miliardi di dollari, una bella cifra visto che il Core Tier 1 congiunto di quegli istituti è di 105 miliardi di dollari, ultimo dato disponibile quello di giugno: al netto del voler estendere il suo potere di influenza, Putin deve pensare anche a questo e quindi non mollerà di un centimetro. Il cds a 5 anni dell’Ucraina ha sfondato i 100 punti base, il massimo da tre anni a questa parte e il Paese ha riserve estere soltanto per 20 miliardi di dollari, ovvero meno di due mesi e mezzo di finanziamento dell’import: con il Fondo monetario internazionale che quasi certamente non concederà prestiti fino alle elezioni del 2015 e l’Ue che per ovvi motivi non andrà incontro al governo di Yanucovich, Russia e Cina restano le uniche speranze per Kiev. E con il 35% di tutti i prestiti bancari concessi dalle banche locali ritenuti a rischio, l’economia del Paese appare alle soglie del tracollo.

Direte voi, quando la voglia di libertà chiama, non si può fermare la storia. Verissimo. Si può però fare in modo che le esigenze del business e quelle della storia combacino, visto che nessuno vi dirà che da quando sono iniziate le proteste - e stiamo parlando di settembre, non dell’altro giorno - il fondo Franklin Resources ha aumentato di 1,4 miliardi la sua scommessa sul debito ucraino, portando l’esposizione a 6 miliardi di dollari, il 40% di tutte le securities ucraine denominate in biglietti verdi. Insomma, investitori di grande livello hanno comprato durante la sell-off, tanto che si sono precipitati ad acquistare quando lo yield della note ucraina era al 19%, il bond peggio performante tra quelli dei mercati emergenti denominati in dollari.


COMMENTI
05/12/2013 - Con Letta & C. il naufragio ci attende! (Carlo Cerofolini)

Pensare che Letta & C. – degno (sic) successore di Monti - possano salvarci dalla tempesta perfetta che ci farà rovinosamente naufragare su scogli accuminati, temo che sia un vasto programma. Usque tandem…