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SPY FINANZA/ Banche, l'ariete per attaccare l'Italia

Pubblicazione:giovedì 5 dicembre 2013

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Dunque, cosa farà oggi Mario Draghi? Cosa annuncerà: un taglio ulteriore dei tassi, magari di 15 punti base, oppure tassi negativi sui depositi bancari? O, ancora, una manovra di stimolo non convenzionale, leggi un’asta Ltro? Difficile prevederlo, di certo c’è soltanto che qualcosa deve fare, perché l’Europa del Sud sta scivolando a grandi passi verso una spirale deflazionista in stile giapponese che potrebbe concretizzarsi già all’inizio del nuovo anno. Sono due i dati che ce lo confermano, già anticipati la scorsa settimana: il crollo della crescita della creazione di massa monetaria e la contrazione record dei prestiti alle imprese nel mese di ottobre.

Non si scappa: una creazione di massa monetaria M3 all’1,4% anno su anno non è solo un livello ben al di sotto delle previsioni della Bce, ma molto, molto al di sotto del target della stessa Banca centrale al fine di mantenere l’economia a un livello accettabile, ovvero il 4,5%. Lo so, a prestare troppa attenzione alla massa M3 - ovvero, sostanzialmente, cash più una larga parte di conti bancari - si viene tacciati di monetarismo, ma non mi interessa: nella maggior parte dei casi passati, quando questo indicatore segnalava pericolo per un’economia, quel pericolo si è concretizzato al più tardi un anno dopo. Tim Congdon dell’International Monetary Research non ha dubbi: «C’è una grande nuvola nera che incombe sul 2014 dell’eurozona e questo significa che le ratio di debito dei paesi del sud sono a grande rischio di esplosione».

E, infatti, se i prestiti alle aziende non finanziarie si sono contratti del 3,7% nell’eurozona, il gap tra Nord e Sud si divarica sempre maggiormente, con il dato italiano che registra una contrazione del 5,7%, quello portoghese del 6,6% e quello spagnolo addirittura del 19,3%. Siamo quindi di fronte al combinato congiunto tra rottura del meccanismo di trasmissione del credito all’interno dell’eurozona e congelamento del mercato interbancario, il tutto a fronte di un periodo di inflazione molto bassa, come già annunciato la scorsa settimana da Mario Draghi. Stagnazione. Pericolosissima. Tanto che Lars Christensen di Danske Bank non usa toni diplomatici: «La Bce deve portare i tassi a zero e lanciare un piano di quantitative easing per stimolare l’inflazione. Pensiamo all’Italia, il problema del debito può solo peggiorare e di molto se lasciano precipitare il Pil nominale, puntando verso ulteriore austerity». E qui, mi dispiace, subentrano anche le responsabilità dei cosiddetti regolatori, ovvero i burocrati alla Olli Rehn - complimenti per la sua sparata dell’altro giorno, a freddo, contro il nostro Paese, un lavoro da vero sicario su commissione - i quali hanno peggiorato drasticamente la situazione obbligando le banche ad alzare i buffer di capitale troppo in fretta, costringendole a scaricare assets e di fatto distruggere denaro.

Pensavano, nelle loro testoline, di aiutare il malato: l’hanno praticamente mandato in coma. Per soddisfare i requisiti di Basilea III e l’asset review della Bce, le banche europee nel 2014 andranno incontro a shortfall di capitale di 280 miliardi di euro: come dire, fino al 2015 nessun banchiere che sappia fare due conti e conosca il mondo dei mercati allargherà mai i cordoni della borsa. Anzi, deleverage ulteriore. Tanto più che i prestiti in sofferenza delle banche italiane toccheranno il picco nel 2014, ma la loro discesa sarà molto lenta a causa della fragilità dell’economia del Paese.

Non lo dice il sottoscritto, ma è il monito lanciato l’altro giorno da Fitch, che ha assegnato un outlook negativo al settore del credito italiano per il terzo anno consecutivo. «Le banche sono vulnerabili in particolare alla debolezza dell’economia interna», spiegava l’agenzia di rating, la quale si aspetta una crescita del Pil italiano il prossimo anno, ma la ripresa sarà probabilmente lenta e debole rispetto alla media dell’Eurozona.


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