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FINANZA/ 1. Commissariamento, un nuovo "avvertimento" per l'Italia

Pubblicazione:venerdì 6 dicembre 2013

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Vanno male le entrate, nonostante le stangate fiscali, perché si riduce il reddito imponibile. E vanno male le uscite, perché la crisi rende incomprimibile non solo la spesa sociale, ma qualsiasi erogazione pubblica che sostenga in qualche modo il reddito. La stessa spending review è un esercizio ai limiti del possibile e Rehn, realisticamente, pensa che Carlo Cottarelli potrà mostrare qualche risultato soltanto tra un anno. Hai voglia a proclamare la linea Maginot se non hai costruito le trincee.

“Il consolidamento fiscale deve proseguire, in modo growth-friendly”, ha detto ieri Draghi. Ma per farlo occorre che la crescita venga spinta in qualche modo. Le riforme, del resto, impiegheranno almeno tre anni prima di produrre effetti tangibili con la congiuntura, lo hanno illustrato chiaramente gli studi realizzati dal Fondo monetario internazionale. Keynes più Friedman anche per Olivier Blanchard, capo economista del Fmi. Gli stimoli debbono passare attraverso una politica di bilancio più coraggiosa che recuperi risorse dal lato delle spese improduttive per favorire la riduzione delle imposte, tuttavia non ci sono spazi abbastanza ampi. Occorre, dunque, un aiuto dalla banca centrale.

Il modello è quello anglo-americano, non ci sono vie traverse. La spinta deve venire dalla domanda interna: case e consumi, ancora e sempre. Viviamo nell’era web, ma a fare da locomotiva non è lo smartphone, bensì il banale mattone. Mutui dall’elicottero, dunque, che è come gettare moneta.

Draghi sostiene di avere a disposizione una gran quantità di munizioni, un’intera santabarbara. Ma serviranno se e quando si presenterà una crisi generale dell’euro. Pochi giorni fa Ignazio Visco ha fatto sapere che il rischio non è affatto scongiurato. E proprio l’Italia resta l’anello debole. Come due anni fa? Chissà, forse ancora peggio perché allora le micce che accendevano l’incendio erano più d’una. Oggi debolezza economica, incapacità di tenere la rotta del risanamento, fibrillazioni politiche (s’aggiunge anche la crisi istituzionale provocata dalla bocciatura del Porcellum), ambizioni di nuovi leader emergenti (a cominciare da Matteo Renzi alla conquista del Pd), tutto ciò solleva nuove incognite e addensa altre nuvole che da Roma arrivano a Bruxelles passando per Francoforte.

La netta sensazione è che Draghi non possa più fare molto, non tanto per mancanza di strumenti tecnici (nonostante sia più limitata della Fed, la Bce ha ancora margini d’azione), quanto per i limiti politici imposti dalla Bundesbank. “L’Italia faccia come la Spagna”: di qui al consiglio Ue del 19 e 20, il tam tam si farà assordante. La Germania vuole far passare i contractual arrangements, accordi in base ai quali per ottenere aiuti dall’Ue bisogna attuare obbligatoriamente le raccomandazioni di Bruxelles, un impegno stringente quasi quanto il Fiscal compact. Letta sostiene che le intese debbono essere non solo consensuali, ma volontarie; però sa che non ci vuole molto a trasformare la volontà in necessità. Basta un attacco sui mercati dal lunedì al venerdì. Quanto alle riforme, inutile girarci attorno, quella che importa davvero all’Ue riguarda il mercato del lavoro. Governo avvisato mezzo salvato.



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COMMENTI
06/12/2013 - commento caffé (Diego Perna)

In questo, come in tanti altri articoli o dichiarazioni che si vedono in giro su media e testate varie, si legge di dati, strategie e altro perché si possa uscire dalla crisi. Draghi ha le sue ricette, Letta pure, per non dire le tantissime di economisti bravi o meno. Spesso quasi tutti però danno per scontate le cause e queste sono intoccabili. Io direi che é si vero che il mondo é cambiato, e quindi una crisi cosí come é partita la Lehman Brothes, non avrebbe avuto le stesse conseguenze in un momento storico diverso, ma c' è anche da sottolineare una feroce ostinazione, che pian piano devo dire si va incrinando, sulla bontá di euro ed Europa cosí come sono state progettate. Ostinarsi a credere non ci sia di meglio dell' euro significa chiudere a ció che succede, non voler provare altre strade. Se sono solo io a dirlo é un conto, ma se si cominciasse a scrivere anche di nuove possibilitá non sarebbe male, perché sará difficile anche per chi oggi sta discretamente bene, convivere con tanti disoccupati e poveri anche se chi comanda sta facendo di tutto per tenere tutto a bada, cercando di far abituare le persone al fatto che se uno é povero o disoccupato, la colpa é solo sua, e comunque non gli si fará mancare un piatto di zuppa, che tanto costa un quarto di litro di benzina e forse meno, e un paio di scarpe usate che gettarle costa di piú. L' unica speranza é qualcuno che cominci a dire seriamente che il re é nudo, anche tra coloro che oggi sono al comando,cioé un miracolo