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FINANZA/ 1. Commissariamento, un nuovo "avvertimento" per l'Italia

Pubblicazione:venerdì 6 dicembre 2013

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

La Banca entrale europea ieri non ha deciso nulla di nuovo, ma ha discusso ampiamente sugli strumenti a disposizione nei prossimi mesi, lanciando alcuni messaggi non del tutto positivi per l’Italia. L’inflazione resterà bassa a lungo. Per un Paese fortemente indebitato non è una bella prospettiva. È vero, ciò mantiene i tassi di interesse vicini a zero, quindi indebitarsi è meno costoso, ma il tono fiacco dei prezzi è lo specchio di un’economia che si muove troppo lentamente o resta praticamente ferma. Nel terzo trimestre dell’anno, ha spiegato Mario Draghi, il prodotto lordo della zona euro è salito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, insomma siamo in pieno errore statistico. “Guardando al 2014 e al 2015 - ha aggiunto il presidente della Bce - è prevista una lenta ripresa della produzione”. Saranno solo le esportazioni, non la domanda interna, a fare da traino. Davvero troppo poco.

La banca centrale continuerà nella sua politica monetaria accomodante. Ma non basterà. La Federal Reserve ha acquistato titoli immobiliari, ciò ha rimesso in moto il mercato delle case, volano fondamentale per la ripresa americana. Anche la crescita britannica che ha sorpreso molti è dovuta al sostegno all’edilizia e ai consumi interni attraverso la banca centrale. Draghi è apparso cauto se non scettico sugli stimoli: “Bisogna prima fare le riforme strutturali - ha detto - in modo da preparare le economie, altrimenti ogni stimolo sarà inefficace”. Insomma, un po’ Keynes, un po’ Friedman.

Il modello anglo-americano è più flessibile, quindi più reattivo di quello renano, ma il messaggio della Bce è rivolto soprattutto ai paesi del sud e in particolare all’Italia. Perché, inutile girarsi attorno, nonostante le condizioni fondamentali dell’economia italiana siano nell’insieme migliori, né Mario Monti, né Enrico Letta possono vantare una sia pur modesta ripresa, favorita, come in Spagna, dalla molla proveniente dal mercato del lavoro. Deflazione salariale e disoccupazione sono il lato oscuro della via iberica. Il ritorno alla crescita, se confermato, ne rappresenta il volto positivo. L’Italia è rimasta di nuovo in mezzo al guado: incapace di realizzare fino in fondo una “svalutazione interna”, ma priva dei mezzi per praticare il deficit spending, ha preso il peggio di entrambi i modelli senza migliorare davvero i conti pubblici.

Olli Rehn può essere antipatico, ma difficile negare che abbia ragione quando dice che il debito continua salire mentre l’anno prossimo avrebbe dovuto cominciare la sua pur lenta discesa, il disavanzo è troppo elevato mentre doveva essere in pareggio strutturale, e l’obiettivo del 3%, agitato come un feticcio dal ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, è ad alto rischio. In questo modo, non sarà possibile far leva sugli investimenti pubblici per sostenere l’economia. Gli ultimi dati sul fabbisogno sono inquietanti: a novembre è arrivato a 94,3 miliardi, ben 31,7 in più rispetto allo stesso periodo del 2012. Così, il rapporto tra deficit e Pil è superiore al 5%; altro che quota 3.


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COMMENTI
06/12/2013 - commento caffé (Diego Perna)

In questo, come in tanti altri articoli o dichiarazioni che si vedono in giro su media e testate varie, si legge di dati, strategie e altro perché si possa uscire dalla crisi. Draghi ha le sue ricette, Letta pure, per non dire le tantissime di economisti bravi o meno. Spesso quasi tutti però danno per scontate le cause e queste sono intoccabili. Io direi che é si vero che il mondo é cambiato, e quindi una crisi cosí come é partita la Lehman Brothes, non avrebbe avuto le stesse conseguenze in un momento storico diverso, ma c' è anche da sottolineare una feroce ostinazione, che pian piano devo dire si va incrinando, sulla bontá di euro ed Europa cosí come sono state progettate. Ostinarsi a credere non ci sia di meglio dell' euro significa chiudere a ció che succede, non voler provare altre strade. Se sono solo io a dirlo é un conto, ma se si cominciasse a scrivere anche di nuove possibilitá non sarebbe male, perché sará difficile anche per chi oggi sta discretamente bene, convivere con tanti disoccupati e poveri anche se chi comanda sta facendo di tutto per tenere tutto a bada, cercando di far abituare le persone al fatto che se uno é povero o disoccupato, la colpa é solo sua, e comunque non gli si fará mancare un piatto di zuppa, che tanto costa un quarto di litro di benzina e forse meno, e un paio di scarpe usate che gettarle costa di piú. L' unica speranza é qualcuno che cominci a dire seriamente che il re é nudo, anche tra coloro che oggi sono al comando,cioé un miracolo