BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Borghi: l’Europa ci darà una stangata da 6 miliardi

Olli Rehn (Infophoto) Olli Rehn (Infophoto)

In un Paese normale, avere una giustizia efficiente determina un vantaggio in termini di maggiori risorse e aumento di Pil. In un Paese come l’Italia, dove i rubinetti del credito sono a secco, le aziende chiudono, e nessuno intraprende, ha un effetto pari a zero. Per intenderci: possiamo stimare che modificando l’elica di una barca, questa vada più veloce. Ma se la barca sta affondando, è un’operazione inutile. Resta vero il fatto che un’elica nuova rende una barca più veloce.

 

Come facciamo a non affondare?

Rimuovendo le ragioni dell’incertezza e delle condizionalità alla base della situazione. A partire da un cambio artificialmente svantaggioso per l’Italia, destinato matematicamente, come tale, ad aumentare la disoccupazione.  Insomma, nel 2008, eravamo più forti della Gran Bretagna. Con l’inizio della crisi finanziaria, era il Paese con più problemi di tutti; se, invece che sfogarsi sulla svalutazione, si fossero accaniti sui d’interesse e sui cittadini, sarebbe saltato. Quindi, se in quel momento era debole, è stato giusto che la valvola di sfogo per tenersi a galla sui mercati sia stata la svalutazione della sterlina. L’ideale, dunque, sarebbe ovviamente uscire dall’euro.

 

Altri modi per rimuovere le condizionalità?

Ce ne sono altri due. Ma non sono plausibili: il primo consiste nei trasferimenti interni all’Europa. Ciò significa che la Germania dovrebbe farsi carico dei debiti dei paesi in difficoltà. Evidentemente non lo farà mai, salvo imporre condizioni devastanti come ha fatto con la Grecia; il secondo modo per svalutare indirettamente, consiste in un drastico taglio dei salari, ipotesi anch’essa del tutto impraticabile.

 

(Paolo Nessi)

© Riproduzione Riservata.