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Economia e Finanza

FINANZA/ Campiglio: ecco i "calcoli" tedeschi che ci manderanno in rovina

Jens Weidmann (Infophoto)Jens Weidmann (Infophoto)

La stessa politica monetaria deve tenere conto del fatto che con tassi nominali e un’inflazione così bassi, i tassi reali viaggiano all’interno del territorio negativo. Il tasso nominale a breve termine è allo 0,5%, l’inflazione è all’1%, e ciò produce come risultato un tasso reale del -0,5%.

 

Che cosa c’entra tutto ciò con la questione della disoccupazione?

Con i tassi reali e la stessa inflazione così bassi, le prospettive di rendimento e, implicitamente, di crescita dell’economia sono molto ridotti. Ciò è uno dei motivi per cui all’ultima riunione del Fmi di un paio di settimane fa l’economista Lawrence Summers ha fatto un ragionamento molto interessante e preoccupato sulla possibilità che questo quadro macroeconomico internazionale possa portare a una sorta di stagnazione secolare. Negli Stati Uniti è stata attuata un’imponente politica monetaria espansiva, e ciononostante faticano ancora a uscirne del tutto. In Europa la politica monetaria è stata molto più cauta. Poiché siamo in recessione da cinque anni, un periodo così prolungato potrebbe avere degli effetti permanenti e definitive sulle prospettive di crescita dell’intera area europea.

 

Secondo Francesco Forte, la Bundesbank avrebbe intenzione di acquistare quote di Bankitalia. Lei che cosa ne pensa?

Questa notizia si presta a due diverse interpretazioni. C’è un problema di assetto dell’azionariato interno, cioè di chi è proprietario di Bankitalia, e chi detiene le quote sono ovviamente le banche italiane. C’è una questione molto più sostanziosa, rispetto a cui c’erano stati degli interventi anche da parte di omano Prodi, e che riguarda la possibilità che le riserve auree della Banca d’Italia potessero essere in qualche modo mobilizzate per favorire una politica d’investimenti. Poi non se ne era saputo più nulla e la cosa non era andata avanti, e ora sembra riaffiorare.

 

(Pietro Vernizzi)

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