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Economia e Finanza

SCIOPERO FORCONI/ Euro, il primo bersaglio della protesta

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Tutto questo sta facendo esplodere il rapporto tra cittadini e istituzioni, in particolare tra cittadini e politica (o forse dovremmo dire implodere: l’implosione avviene quando si verifica un riempimento improvviso di un vuoto, come quello lasciato dalla politica). E negli ultimi giorni si sta verificando un singolare cortocircuito, cioè il rincorrersi di notizie contraddittorie relative alla partecipazione alla manifestazione di alcune sigle dei trasportatori, che hanno raggiunto alcuni accordi con il governo e quindi si sono ritirate dallo sciopero. Ma queste sigle non rappresentano la grande massa di quelli che hanno intenzione di manifestare.

Se ne sono accorti pure al governo, tanto che sono iniziate le dichiarazioni del tipo “non hanno motivo di manifestare, abbiamo accolto le loro richieste” oppure “non esiteremo ad applicare le sanzioni”. Tentano di mescolare le carte, di gettare fumo negli occhi, senza capire che i soliti giochini da dilettanti della politica ormai sono stati smascherati e non fanno più presa.

Fanno orecchie da mercante, come se i cittadini che protestano non avessero richiesto le dimissioni del governo e il ritorno alla sovranità monetaria. Una sovranità che ormai è l’ultima spiaggia per poter sostenere la crescita, una condizione necessaria, anche se non sufficiente, perché ci vorranno altri passi, come una strategia industriale.

Una stagione nuova si affaccia all’orizzonte, un popolo si sta scuotendo. E quando succede questo, c’è da sperare per il meglio.

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