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SCENARIO/ Italia, i nuovi "compiti a casa" per la ripresina

Pubblicazione:venerdì 1 febbraio 2013

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«Abbiamo evitato il collasso. Ma non dobbiamo rilassarci, perché il 2013 è l’anno decisivo, quello make-or-break». Insomma, “o la va o la spacca”, per tradurre in maniera colorita l’espressione del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, pronunciata al meeting di Davos e che descrive bene lo stato attuale dell’economia mondiale, a metà del guado tra crisi e ripresa. Ovvero, per concentrare l’attenzione sull’Italia, tra austerità e necessità di rilanciare la crescita. Scelta delicata, perché la congiuntura resta senz’altro fragile.

I vantaggi, rispetto a un anno fa, sono evidenti. La fiducia, grazie all’azione delle banche centrali, è migliorata, come dimostra non solo l’andamento dello spread tra Btp e Bund, che si è dimezzato da luglio a oggi, ma anche, cosa meno nota, il contemporaneo calo dello spread tra il Libor e l’Ois (Overnight indexed swap rate), che misura il rischio default sul mercato interbancario. Un anno fa nessuno prestava un dollaro alle banche di casa nostra. Pochi giorni fa, l’offerta coordinata da Morgan Stanley di un bond Banca Intesa per 3,5 miliardi è andata a ruba: oltre 400 controparti, in pratica da tutto il mondo, hanno prenotato tranches dell’emissione.

I capitali tornano, seppur in maniera graduale, nella periferia dell’eurozona, anche se ci vorrà tempo per colmare gli enormi sbilanci del recente passato: nei primi otto mesi del 2012 sono scappati dall’Europa periferica (Italia e Spagna in testa) verso i “porti sicuri” 400 miliardi di euro che si aggiungono agli oltre 300 fuggiti nel 2011. Anche dai paesi emergenti, dopo le paure per la frenata dell’economia cinese ormai rientrate, arrivano note di conforto: le Borse segnalano una crescita del 13% circa rispetto ad un anno fa. Anche lo spread verso l’area Ocse si riduce di 127 punti base. Insomma, il mondo sembra un posto meno pericoloso di un anno fa. Ma le conseguenze della crisi si fanno ancora sentire.

Nello scorso mese di dicembre, notizia di ieri, le vendite al dettaglio in Germania sono scese del 4,7% sullo stesso mese del 2011. Gli analisti prevedevano in media un calo dell’1,5%. La frenata dell’economia tedesca arriva dopo il brutto dato dell’economia Usa, che nel quarto trimestre 2012 ha registrato una contrazione del Pil dello 0,1%, contro attese di crescita dell’1,1%. Un dato da non sopravvalutare, influenzato com’è da dati stagionali (gli strascichi dell’uragano Sandy), ma che merita comunque attenzione: la frenata coincide con il brusco calo degli ordini all’industria della difesa, trend destinato a proseguire in tempi di tagli alla spesa pubblica.


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