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Economia e Finanza

ENI/ Colitti (ex manager): nel petrolio senza "oliare gli ingranaggi" non si fa un passo

Paolo Scaroni (InfoPhoto)Paolo Scaroni (InfoPhoto)

All’Algeria non mancano certo altre compagnie petrolifere cui affidare gli appalti attualmente gestiti dall’Eni. In tutti i Paesi petroliferi ci sono tutte le aziende, e le compagnie trovano sempre il modo di lavorare nelle varie aree del mondo con giacimenti. Il tragico sequestro degli ostaggi che è avvenuto nel Sud dell’Algeria, per esempio, ha coinvolto loro malgrado compagnie francesi, inglesi e del Nord Europa. Il 30% di Eni è ancora nelle mani dello Stato italiano.

 

Ritiene che questa quota vada venduta?

Le quote pubbliche dell’Eni sono lì perché garantiscono al nostro Paese una rendita sull’investimento fatto. E’ stato quindi venduto il 70% e tenuto il 30%, probabilmente perché si pensava che fosse comodo avere un organismo che effettua dei pagamenti di profitti piuttosto rilevanti. E’ quindi un discorso finanziario, non politico, perché con il 30% non si gestisce la politica di un’azienda ma ci si limita a prenderne i dividendi.

 

Lei è stato un collaboratore di Enrico Mattei. Da allora quanto si è rafforzata la presenza dell’Eni nel Nord Africa?

Si è rafforzata enormemente, l’Eni di oggi è quattro volte quella di un tempo. Ciò documenta il successo della politica industriale della compagnia petrolifera italiana, la quale di recente ha trovato in Mozambico delle quantità di gas assolutamente importanti.

 

Che cosa è cambiato invece dai tempi di Mattei per quanto riguarda la modalità di gestione dell’Eni?

L’Eni oggi è una compagnia petrolifera come le altre, magari un po’ migliore, ma non ha un modo di operare diverso, perché ormai quest’ultimo è uguale in tutti i Paesi.

 

Che cosa intende dire quando afferma che l’Eni non ha un modo di operare diverso dalle altre compagnie petrolifere?

E come farebbe ad avere un modus operandi diverso dalle altre compagnie? Aveva un modo diverso moltissimi anni fa, quando non apparteneva al gruppo delle aziende importanti e se voleva entrare nei mercati doveva offrire di più. Inoltre, l’Eni dei primi anni aveva una posizione politica diversa e questo era uno dei suoi strumenti. Adesso è un’azienda come tante altre, che fa le cose che fanno tutti e concorre a prendere i permessi. Non c’è quindi una differenza di comportamento né potrebbe esistere.

 

(Pietro Vernizzi)

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