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FINANZA/ Le nuove "ombre" che aiutano la speculazione

Pubblicazione:domenica 10 febbraio 2013

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Il caso Monte Paschi di Siena sta continuando a svelare il comportamento irresponsabile sia dei vertici che dei controllori. A una domanda specifica, Mario Draghi ha risposto con fermezza che lui ha disposto le ispezioni in Mps. Sarebbe stato opportuno fargli notare quali sono stati i risultati: perché una bella ispezione che poi non porta le dovute conseguenze, non fa che coprire meglio gli eventuali panni sporchi. Le ispezioni ci sono state, le analisi di criticità anche, e poi? Perché dal 2010 in poi non si è provveduto in alcun modo? Sembra anzi che alcune recenti spericolate operazioni servissero soprattutto a mascherare le criticità del bilancio di Mps. O forse servivano a coprire l’accumulo di fondi dagli occhi (ritenuti) indiscreti della contabilità e della finanza (e della Guardia di Finanza?).

Lo scandalo riguarda la compravendita di Banca Antonveneta, concluso alla cifra di oltre 9 miliardi, quando forse ne valeva 6. Ma in undici mesi, i bonifici in totale assommano a 17 miliardi. Un affare intricato e cifre impressionanti. Ma la criticità più grave è che tali comportamenti si inscrivono in un quadro dove tutte le banche fanno sostanzialmente lo stesso, quasi sono costrette a fare lo stesso. Non c’è un solo istituto che non offra rendimenti sui conti correnti di qualche punto percentuale: ma com’è possibile in un periodo in cui il Pil continua a calare? Com’è possibile, se non andando a fare operazioni finanziarie di un certo rischio?

Siamo di fronte a un rischio sistemico per l’economia reale, ma è tutto il sistema bancario a essere corrotto nelle sue modalità. Basti pensare al cosiddetto shadow banking, il sistema bancario ombra, ossia quello costituito dagli intermediari finanziari non bancari. Il sistema finanziario globale corre più rischi ora che nel 2008, prima del fallimento di Lehman Brothers, la ex quarta banca americana. Ad affermarlo, senza troppi giri di parole, è stato il Financial stability board (Fsb). L’organo internazionale di vigilanza finanziaria, guidato ora dal governatore della Banca centrale del Canada, Mark Carney, ha recentemente pubblicato il suo rapporto sullo shadow banking, il sistema bancario ombra. I risultati sono sconvolgenti. Gli asset degli intermediari finanziari non bancari valgono circa 67.000 miliardi di dollari, contro i 26.000 miliardi del 2002 e i 62.000 miliardi del 2007. Si tratta di cifre sconvolgenti, capaci di destabilizzare l’intera economia mondiale. Denaro che viene fatto circolare in ambienti non pubblici, per transazioni svolte a prezzi non di mercato. Per questo si chiama dark pool, cioè “piscina sporca”, qualcosa che non permette di vedere sul fondo.

Le polemiche sui controlli che Bankitalia ha fatto (o non ha fatto) mettono il dito sulla piaga, ma alla fine sono pure pretestuose. Cosa si controlla a fare, se poi una massa imponente di transazioni avviene in un ambiente che per definizione è privo di ogni controllo? Le autorità di controllo, così occhiute nei confronti dei nostri conti correnti, perché permettono tranquillamente una situazione di questo tipo. A cosa servono gli organi di controllo della Bce e di Bankitalia: solo a controllare chi lavora onestamente? E c’entra qualcosa la vicinanza o l’appartenenza alla Massoneria di gran parte dei personaggi coinvolti, come denunciato da Gioele Magaldi, presidente del Grande Oriente d’Italia Democratico, in una intervista parzialmente censurata da Il Fatto Quotidiano?


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COMMENTI
10/02/2013 - ......... (Diego Perna)

voce di uno che grida nel deserto......