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BILANCIO UE/ Ecco chi può salvare l'Europa dal "suicidio"

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Il Parlamento europeo (Infophoto)  Il Parlamento europeo (Infophoto)

Dato che si è arrivati a un equilibrio di Nash dinamico e instabile, c’è da sperare che alla prossima tornata - non certo all’imminente Consiglio europeo di metà marzo - i Capi di Stato e di Governo in carica (alcuni volti sono destinati a cambiare a ragione di elezioni) si ricorderanno di una frase poco nota di uno che alla collaborazione internazionale e alla crescita credeva davvero, ovvero John M. Keynes: Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova epoca. Nel frattempo, se vogliamo veramente fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, importuni, pericolosi, ribelli nei confronti di chi ci ha preceduto”.

I 27 a Bruxelles,  accaloratisi nel dibattere su quanti milioni di euro ciascuno avrebbe avuto in più di fondi strutturali e di coesione (anche se non sa come spenderli) oppure su quale prezzo di riferimento dare a quale tipo di granaglia, sono stati l’immagine di un continente vecchio che, persa ogni ambizione, si litiga quel che resta dell’argenteria. Non per nulla, “lhanno avuta vinta (per così dire) i difensori della Politica agricola comune e dei Fondi strutturali e di coesione togliendo spazio ai programmi per le future generazioni - il fondo di 6 miliardi per l’occupazione giovanile è uno scherzo, ove non insulto -, per la ricerca, per l’innovazione.

È possibile che, per la prima volta, il Parlamento europeo alzi la testa e non approvi lo sconclusionato quadro di bilancio settennale che gli viene proposto. Ne conseguirebbe una crisi, termine che in greco vuole dire separazione. Ce nè urgente bisogno: circa due decenni fa, un europeista convinto come Frank Vibert, nel libro Europe Simple-Europe Strong: the Future of European Governance, documentava che per andare su un sentiero di crescita si devono voltare le spalle a un’Europa burocratica e sempre più avvitata su stessa.

In un libro recentissimo (Il Peccato del Professor Monti, Marsilio) un altro europeista convinto (che non credo abbia letto il lavoro di Vibert), Franco Debenedetti, giunge alle stesse conclusioni. Quindi, da un vertice  di un’Europa che vuole diventare ancora più vecchia (sino a sparire dal ruolo internazionale sulla scena mondiale), potrebbe iniziare il percorso per un’Ue meno velleitaria, più snella, più semplice in grado di crescere e di fare il Giamburrasca svelto e robusto nel quadro internazionale.



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