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BILANCIO UE/ Ecco chi può salvare l'Europa dal "suicidio"

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Il Parlamento europeo (Infophoto)  Il Parlamento europeo (Infophoto)

Molto si è scritto sul Consiglio europeo del 7-8 febbraio. Capi di Stato e di Governo, Ministri e barracuda-esperti al seguito erano stati chiamati a convegno per definire quello schema di bilancio settennale su cui non erano riusciti a giungere a un accordo, come dovuto, prima della fine del 2012. Le cronache nella stampa quotidiana, sopratutto in quella economico-finanziaria, sono state molto dettagliate nei giorni scorsi. Filtravano tanti particolari su una trattativa “politica” prima ancora che economica e finanziaria, da dimostrare uno degli assunti di base della teoria dei giochi a più livelli di John Nash quale divulgata, una ventina di anni fa, da un film di successo - A Beautiful Mind.

Ciascun negoziatore guardava più che alla “reputazione” con gli altri 26 partner (alla luce di comuni obiettivi europei) alla popolarità” con i propri elettori, e relative lobby, nella Patrie lontane, tentando di strappare qualche euro (il negoziato si è incagliato in punti come quello dei sussidi pro-capite alle mucche da latte), sempre una frazione infinitesimale dei loro Pil e bilanci nazionali. E ogni piccolo punto di presunto successo veniva “megafonato tramite stampa e televisione nei rispettivi paesi. Chi si intende di matematica, e di teoria dei giochi, sa che un “equilbio di Nash” è, per propria natura, dinamico e, quindi, instabile.

Questa è la soddisfazione maggiore che si ricava dalla letture di comunicati e dichiarazioni al termine della trattativa, quando tutti i 27 si sono detti contenti di avere portato a casa quanto atteso (ove non di più), mentre unicamente il Regno Unito e la Repubblica Federale Tedesca hanno raggiunto gli obiettivi esplicitati prima dell’inizio della maratona: a) ridurre l’area di intervento, e le risorse, dell’Unione europea; b) proseguire, specialmente nell’eurozona, con una politica di austerità sino a quando i Paesi con i conti non in ordine non abbiano ristrutturato le loro economie (e, quindi, corretto i saldi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni e i rapporti tra debito pubblico e Pil). Perché questa è la soddisfazione maggiore, ove non l’unica, che si ha da un negoziato stanco e dal suo triste esito?



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