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FINANZA/ Debenedetti: Visco e Draghi, i nuovi guai dei banchieri centrali

Pubblicazione:lunedì 11 febbraio 2013

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Il presupposto che una moneta che mantiene il suo valore sia la premessa necessaria per una crescita vera, duratura e non drogata. Le politiche espansive protratte per un lungo periodo favoriscono il formarsi di bolle, come dovremmo avere imparato. Se bastasse stampare moneta per avere la crescita, l’Argentina sarebbe il Paese più ricco del mondo.

 

Perché allora Mario Draghi ha parlato di “mantenere una politica monetaria accomodante”?

Tutto dipende da che cosa vuol dire accomodante. La Bce non ha ridotto il tasso di sconto, attualmente dello 0,75%. In molti chiedevano che la Bce lo riducesse: che non l’abbia fatto e che anzi Draghi giudichi questo come “accomodante” dà un senso affatto diverso alla frase che lei cita. Se andiamo a vedere il resto della dichiarazione, il presidente della Bce ha sottolineato “con soddisfazione” come le politiche di consolidamento fiscale stiano dando frutti in termini di riduzione degli squilibri fiscali e di riduzione del deficit: “I governi - ha avvertito Draghi - dovrebbero costruire su questi progressi in campo di consolidamento fiscale, rafforzando la competitività sul mercato dei servizi e riformando il mercato del lavoro. Avrebbe effetti positivi sulla crescità, sull'occupazione e sulla capacità di aggiustamento”. La Bce ha un obbiettivo di inflazione non superiore ma vicino al 2%. Con riferimento al rischio che, dopo la decisione del Giappone di svalutare, la situazione degeneri in una guerra tra le valute, Draghi ha anche detto che se l’apprezzamento dell’euro impedisse di conservare quell’obbiettivo inferiore ma vicino al 2%, la Banca avrebbe fatto quello che era necessario. Per ora è bastato a calmare i mercati. Così come lo era stato Draghi quando all’apice della crisi dell’euro, si era inventato l’Omt, che sarebbe entrato in funzione nel caso in cui si fosse constatato l’inceppamento del maccanismo di trasmissione delle indicazioni di politica monetaria dal centro alla periferia.

 

(Pietro Vernizzi)



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