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FINANZA/ Debenedetti: Visco e Draghi, i nuovi guai dei banchieri centrali

Pubblicazione:lunedì 11 febbraio 2013

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Per il governatore Ignazio Visco, la Banca d’Italia “deve poter valutare compiutamente l’idoneità dei manager delle banche, nel rispetto di criteri di trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa”, fino al diritto di sostituire i manager incompetenti assunti dalle banche. Il numero uno di Palazzo Koch, intervenendo all’assemblea Assiom-Forex, ha sottolineato che via Nazionale “deve poter intervenire efficacemente nei casi in cui, sulla base di fondate evidenze, ritenga necessario opporsi alla nomina di esponenti aziendali o rimuoverli dall’incarico”. Ilsussidiario.net ha intervistato Franco Debenedetti.

 

Che cosa ne pensa della richiesta di un ampliamento dei poteri formulata da Ignazio Visco?

Siamo di fronte a due esigenze diverse. Da un lato rientra tra i compiti della Banca centrale intervenire per evitare il verificarsi di rischi sistemici. Dall’altro, uno dei diritti che spettano a chi ha la proprietà o il controllo di un’impresa è quello di nominare gli amministratori e di approvarne le strategie. Sono esigenze diverse: sono anche contrapposte? Se la banca centrale prende decisioni di tipo gestionale, inevitabilmente finisce per esserne corresponsabile, e quindi per perdere un po’ dell’immagine di indipendenza, che è un valore fondamentale: anche quello un valore, per così dire, sistemico. Questo in teoria. In pratica poi il confine tra vigilato e vigilante si è fatto moto meno netto il giorno in cui è diventato chiaro che comunque si impedirà che una banca fallisca.

 

Condivide invece la proposta di estendere i poteri della Bce sul modello della Fed?

Proposta? Questa non è una proposta, almeno non una che possa realizzarsi in un arco di tempo definito. Questa rimane un’opinione. La Bce è nata con un solo mandato, quello di mantenere stabile il valore della moneta. Non è che non si sapesse che la Fed ha un mandato diverso: ma si è deciso che così non fosse, che anzi questo determinasse la superiorità del modello su cui si base l’euro. Aggiungo che i tedeschi non avrebbero mai accettato una formulazione diversa, e non mi consta che nel frattempo siano sulla strada di cambiare idea.

 

Qual è il punto di partenza su cui si basa la posizione della Germania?


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