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FINANZA/ La "corsa all’oro" lascia a piedi l’Italia

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Non è un caso che negli ultimi dieci anni, la Russia abbia aumentato le sue riserve auree di qualcosa come 570 tonnellate metriche, stando a dati del Fmi. Putin lo ha detto chiaramente: «L'America sta sabotando l'economia globale abusando del monopolio del dollaro», mentre sempre dal Cremlino si fa notare come «più una nazione dispone di oro, più avrà sovranità garantita in caso di un cataclisma legato al dollaro o ad altre monete di riserva, come euro o sterlina». E attenzione, perché questa mossa non significa solo tramutare il peso strategico del petrolio e del gas in hard assets come l'oro, ma anche che quella innescata negli anni da Putin è una vera e propria strategia di lungo periodo: quando la Russia andò in default nel 1998, ci volevano 28 barili di petrolio per comprare un'oncia d'oro, quando Putin salì al potere si era già scesi a 11,5 barili e quando nel 2005 il livello scese ancora a 6,5 barili (la metà del valore attuale), Putin diede l'ordine alla Banca centrale di cominciare a comprare oro senza remore.

Continuerà a comprare? Una risposta l'ha data, seppur in maniera molto evasiva, il vice-premier russo, Alexei Ulyukayev, parlando allo scorso Forum di Davos: «Il livello dei nostri acquisti sarà determinato dal mercato, non ho intenzione di discutere l'argomento». Insomma, la Russia compra, così come la Cina, l'India e il Messico, la Germania rimpatria l'oro dalla Fed e dalla Banca centrale francese: cosa sanno che noi non sappiamo ancora? C'è poi un'altra questione legata al caso cipriota e che ha a che fare con l'esposizione e l'interconnessione della Grecia con l'isola, un mix esplosivo visto che nonostante un sacco di belle parole, ad Atene le cose stanno andando di male in peggio.

Dopo aver dovuto ammettere che il tanto vantato avanzo primario era soltanto l'ennesimo gioco delle tre carte, ottenuto nascondendo sotto il tappeto i mancati pagamenti, ora il governo ellenico rischia davvero di perdere del tutto il controllo finanziario e di deficit del Paese, come confermano i dati del ministero delle Finanze. Nonostante l'aumento delle tasse imposto dai creditori internazionali come parte del pacchetto di austerity vincolato agli aiuti, gli introiti fiscali sono crollati del tutto in gennaio: un -16% dall'anno precedente, una perdita per le casse dell'erario di qualcosa come 775 milioni di euro in un solo mese. Quindi, il governo ha fallito e non di poco il suo target fiscale per il primo mese del nuovo anno, fermandosi solo a 4,05 miliardi di euro invece dell'obiettivo di 4,36 miliardi, un shortfall di previsione di 300 milioni di euro in un solo mese.


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