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Economia e Finanza

FINANZA/ Dalla Bundesbank un nuovo attacco alla Bce di Draghi

Mario Draghi (InfoPhoto)Mario Draghi (InfoPhoto)

Durante il momento peggiore della crisi, le banche centrali tamponarono il buco determinato dal collasso del sistema di trasmissione attraverso il quale i creditori privati nei Paesi con surplus finanziavano gli sbilanci di conto corrente di quelli in deficit. Il riciclo dei surplus dei Paesi del nord verso la periferia ha visto così calare gli sbilanciamenti. I fondi che la Bundesbank può reclamare all’interno di Target2 sono scesi di 38 miliardi nel mese di gennaio, toccando quota 617 miliardi, il livello più basso dal marzo 2012 e che rappresenta un calo del 18% dal picco dello scorso agosto. Le liabilities italiane sono scese di 27 miliardi di euro a gennaio a quota 228 miliardi, il livello più basso dal febbraio 2011.

I dati riguardanti Spagna e Grecia non sono ancora stati resi noti, ma nessuno sarebbe sorpreso se si registrasse un minimo calo anche riguardo le loro liabilities. Ma anche i più recenti dati aggregati sui depositi hanno segnalato dei miglioramenti in dicembre, culmine di una situazione di alleggerimento della pressione registrata per tutta la seconda metà del 2012: i depositi in Spagna sono cresciuti di 19 miliardi in dicembre, finendo l’anno al livello più alto di tutti i dodici mesi. Anche in Italia i depositi sono cresciuti di 41,3 miliardi, terminando l’anno al massimo dal 2003. Persino i depositi in Grecia sono cresciuti di 6 miliardi, raggiungendo quota 156 miliardi: tutti depositi retail che in dicembre hanno toccato i massimi da otto mesi. Insomma, Weidmann può dire tutto, ma non che la gestione Draghi dell’ultimo periodo della crisi abbia gettato la Bce nella più totale disgrazia.

Alla fine di febbraio, però, le banche e le istituzioni finanziarie che hanno preso a prestito denaro nella seconda asta Ltro potranno cominciare a ripagare quanto ottenuto e una stima abbastanza condivisa parla di 150-200 miliardi di euro che rientreranno alla Bce. Ma questo denaro non agirà soltanto sullo stato patrimoniale dell’Eurotower, bensì scongelando il collaterale posto a garanzia di quei prestiti presso la Banca centrale. Il problema è la natura di quel collaterale, visto che in misura molto consistente si tratta di obbligazioni sovrane italiane e spagnole: quanto peserà questo ritorno di bonds parcheggiati alla Bce nei bilanci delle banche italiane e iberiche sulla domanda alle prossime aste governative (gli istituti di credito dei due paesi sono i veri e quasi unici attori degli acquisti sovrani nell’ultimo periodo) è la vera domanda che preoccupa chi tratta l’obbligazionario, con i rischi di un’impennata dello spread e per la Bce di dover ergersi ancora a barriera, scontrandosi però con le resistenze tedesche.