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FINANZA/ Dalla Bundesbank un nuovo attacco alla Bce di Draghi

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Mario Draghi (InfoPhoto)  Mario Draghi (InfoPhoto)

Un timore reale, quello di una scriteriata accelerazione nei repayments per dare una buona immagine di sé al mercato, tanto che la Bce ha detto chiaramente che sarà pronta a misure di offsetting, nel caso la ridotta liquidità per le banche Ue tentate dai repayments ponga a rischio la sua politica monetaria. A rendere chiaro come il rischio sia tutt’altro che peregrino il fatto che il rendimento del bond biennale tedesco abbia toccato il massimo da dieci mesi, frutto delle sempre maggiori scommesse dei traders su un innalzamento dei tassi money-markets proprio a seguito degli esborsi delle banche nei confronti della Bce.

Le armi nelle mani dell’Eurotower sono sostanzialmente due, un taglio oppure un’azione ulteriore sul collaterale, affinché sia garantito un livello sufficiente di liquidità nel sistema. Altro segnale di tensione, il fatto che l’Euribor a tre mesi - ovvero il tasso a cui le banche prestano denaro - sia salito allo 0,234% all’inizio di febbraio, il massimo da settembre. E anche il rendimento implicito sui contratti futures dell’Euribor a tre mesi con scadenza dicembre 2013 è salito allo 0,43% dallo 0,25% di inizio anno, raggiungendo il picco dello 0,61% il 28 gennaio, dato maggiore dal 2 luglio.

Una cosa è certa, ciò che farà la Bce è interamente correlato alla reazione del mercato. Di fatto, il rafforzamento dell’euro e la crescita della parte breve della curva tedesca a fronte di una diminuzione del bilancio della Bce rappresenta una restrizione monetaria de-facto e potrebbe spingere la Bce verso un abbassamento del tasso di finanziamento. Anche perché, stando a uno studio di Rabobank basato su dati della Commissione europea, le condizioni monetarie hanno già conosciuto una restrizione nei tre mesi conclusisi alla fine di gennaio, il tutto a una velocità che non si conosceva dalla nascita dell’euro nel 1999.

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