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FINMECCANICA/ Il doppio errore che lascia indifesa l’Italia

Pubblicazione:venerdì 15 febbraio 2013

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“In Svizzera”, spiega un finanziere specializzato nell’import-export di prodotti strategici, “c’è addirittura un ufficio federale, collegato all’amministrazione delle imposte, che determina la percentuale di commissione pagabile dalle aziende elvetiche in determinati paesi e per determinate vendite. Per fare un esempio, per l’Arabia Saudita, la Svizzera consente che siano pagate provvigioni pari al 10% del valore della merce esportata”. Che poi, nell’ambito di queste prassi, possano annidarsi anche dei “rigurgiti” di denaro verso gli stessi soggetti pagatori (e i loro beneficiari) è ovviamente possibile, e va perseguito: è appunto il caso delle accuse a Orsi

Ma il dovere di verificare simili ipotesi giustifica il prezzo di buttare via con l’acqua sporca anche il bambino? Distruggere la credibilità internazionale di un’azienda prima di essere certi dei fatti? Sul caso Finmeccanica, poi - con grottesca concomitanza - proprio pochi giorni fa la Procura di Roma ha archiviato l’inchiesta contro Pierfrancesco Guarguaglini, predecessore al vertice di Giuseppe Orsi, dopo averlo indagato per tredici mesi per presunte false fatturazioni, sempre alla ricerca di stecche e tangenti, con un’inchiesta che ha indotto l’azionista-governo dapprima a dimezzare i poteri del manager e poi indurlo alle dimissioni.

Ed è qui che si torna all’invettiva di Berlusconi che, come sempre, dividerà il Paese - o meglio, gli addetti ai lavori - tra due schiere: i detrattori e i fan. Senza “mazzette” in certi paesi non si vende uno spillo: l’Italia può permettersi di rinunciare a questi mercati? Ma manager incaricati di guidare colossi che devono vivere anche di questi espedienti immorali, possono poi permettere che al loro interno s’insinuino anche interessi privati a volte giganteschi? Assolutamente no. E chi sbaglia, deve pagare: anzi, dovrebbe pagare due volte perché sono questi interessi privati, nei fatti, a pregiudicare la “sostenibilità” di quelle pratiche che pur essendo anti-etiche, probabilmente, non verrebbero sanzionate neanche da noi, se fossero davvero mosse soltanto dalla “ragion di Stato”.



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