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ILVA TARANTO/ Consulta, pm e governo: ecco chi "vince" (e chi perde) la partita

Pubblicazione:venerdì 15 febbraio 2013

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Più che altro, dopo quanto stabilito dalla Corte, difficilmente si potevano immaginare altre soluzioni. Avendo posto sotto sequestro il materiale, infatti, la Procura è stata di fatto costretta a dover prendere un'altra strada, soprattutto dopo aver trovato sbarrata quella del ricorso. Certo, forse avrebbe anche potuto prevedere l’esito del ricorso, anche perchè, come è noto, la Consulta di oggi è molto diversa rispetto al passato.

Cosa intende?

Quella attuale è molto attenta alle conseguenze delle proprie decisioni, soprattutto perché sa bene che possono esserci dei costi, di natura giuridica, decisamente superiori a quelli dell’esecuzione letterale del diritto. In passato, invece la Consulta era ferma nel prendere le proprie decisioni sulla base di meri principi giuridici: oggi fa lo stesso, ma aggiunge anche il notevole peso delle conseguenze giuridiche.

Come giudica l’operato del governo fino a questo momento?

Ho sempre rimproverato al governo di non aver avuto abbastanza coraggio. Doveva fin da subito espropriare la famiglia Riva e occuparsi direttamente sia della produzione che della bonifica, ma questo non è avvenuto.

Come mai?

Il governo ha preferito incaricare della bonifica la stessa azienda con l’idea, alquanto astratta, che con i soldi della famiglia Riva sarebbe stato possibile pagare buona parte dell'operazione, invece che utilizzare risorse statali. A mio parere, quindi, da questo punto di vista è stato commesso un grosso errore.

La Procura come si è comportata invece?

Anche la Procura avrebbe dovuto avere un atteggiamento maggiormente strategico. Ha creduto fin dall'inizio che solamente perseguendo la forma del diritto avrebbe potuto avere inevitabilmente ragione, ma si è dimostrata a tratti troppo ostruttiva. Sono però dell’idea che la "durezza" dei magistrati sia da attribuire alla paura di venire considerati troppo "morbidi" a Taranto nei confronti dell’inquinatori, visto che in passato l’attenzione su questo tema in quell’area è stata evidentemente bassa.

Cosa accadrà adesso? Crede sia opportuno immaginare la nazionalizzazione dell'azienda?

Prima o poi dovrà essere inevitabile, anche perché la famiglia Riva di certo non sarà in grado di finanziare l’intera bonifica. Il nuovo governo, qualunque esso sia dopo le elezioni, dovrà necessariamente intervenire, anche temporaneamente, prima che sia troppo tardi. Come sappiamo, infatti, ci troviamo di fronte a un enorme potenziale problema sociale, oltre che industriale.

 

(Claudio Perlini)



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