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TOBIN TAX/ Da Bruxelles un “attentato” a Londra (e all'Italia)

Pubblicazione:venerdì 15 febbraio 2013

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Si tratterebbe di pura follia. I singoli paesi ne risulterebbero danneggiati. In particolare, si produrrebbero serie conseguenze per quelli con elevati debiti pubblici che si troverebbero, a quel punto, a doverli finanziarie a tassi ancora più elevati.

Cosa succede, invece, se il progetto di tassare i titoli emessi da Londra in altri Paesi va in porto?

Anzitutto, la proposta mi pare, a prima vista, contraria a qualsiasi principio di diritto internazionale. Per tassare le transazioni finanziarie e i titoli di Londra ci vorrebbe, come minimo, il via libera di Westminster. Ammesso e non concesso che l’ipotesi europea si concretizzi, la Gran Bretagna uscirebbe immediatamente dall’Unione europea. Il che, innescherebbe una pericolosissima reazione a catena. 

Ovvero?

Tanto per cominciare, a quel punto l’uscita della Grecia dell’euro diventerebbe altamente probabile. Altri paesi, inoltre, potrebbero pensare di seguire l’esempio inglese. Ma la cosa peggiore in assoluto consisterebbe nel trovarci, all’improvviso, privi del nostro principale mercato finanziario. Esperimenti quali l’Euroborsa, infatti, rispetto a Wall Street, Tokio, od Hong Kong, sono del tutto irrisori e non dobbiamo dimenticare che, quando Londra si prende un “raffreddore”, le altre Piazze si prendono la polmonite.

Bruxelles, forse, non è consapevole di tutto ciò?

Credo di sì. E che si tratti di un semplice annuncio. Volto, in gran parte, a far contenti i socialdemocratici del Parlamento europeo. 

 

(Paolo Nessi)



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