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INCHIESTA/ Italia, dalle svendite degli anni 90 alla grande "liquidazione finale"

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Giuliano Amato (InfoPhoto)  Giuliano Amato (InfoPhoto)

Il terzo giudizio viene dalla drammatica testimonianza di Lorenzo Necci, morto nel 2006. Necci fu un grande manager, presidente di Enimont, poi presidente e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Il 15 settembre del 1996 fu messo in carcere e poi accusato di 42 reati. Fu letteralmente “incenerito”... per poi essere assolto 42 volte. Che cosa diceva Necci di quella concitata stagione di “privatizzazioni senza liberalizzazioni”? Raccolse in un libro-intervista le sue impressioni e le sue valutazioni, coniando alla fine un'immagine secca e impietosa: “L'Italia svenduta”.

C'è una strana similitudine tra quel contesto degli anni Novanta e questo momento storico. Allora, come oggi, si parlava di corruzione, di “intreccio perverso” tra politica e affari, di necessità di fare cassa, di inevitabilità di dismissioni delle grandi imprese statali per collocarle poi sul mercato. Negli anni Novanta, la magistratura voleva “rivoltare l'Italia” come un calzino per liberarla dalla corruzione, i “tecnici” dell'epoca (Ciampi, Amato) e i nuovi politici volevano “più mercato” e un'Italia più moderna. Partì la magistratura, naturalmente in perfetta buona fede e ossequiosa nei confronti della legge, e seguirono i politici della cosiddetta “seconda Repubblica” per arrivare alla situazione attuale.

Oggi la magistratura è ripartita. Più della metà delle aziende quotate in Borsa (il conto è stato fatto da “Milano Finanza”) è bloccata o sotto il cono d'ombra della magistratura. Mentre si assiste sbalorditi al contenzioso intorno all'Ilva di Taranto tra posizioni contrastanti, che coinvolgono Governo, magistrati e Corte costituzionale, il Monte dei Paschi di Siena (terzo gruppo bancario italiano) è, secondo quanto scrivono i magistrati, una banca che era in mano a una “cupola”. Nello stesso tempo, le due ultime grandi aziende di Stato superstiti, l'Eni e Finmeccanica, vengono “promosse” al rango, sempre secondo le indagini dei giudici, a “comitati di affari” o a “sistemi di distribuzione di tangenti” al sistema politico italiano.

Un osservatore internazionale dotato di un minimo di razionalità potrebbe dedurre che in Italia si sta avverando una combinazione perfetta per “fare affari”, ottimi affari: da un lato una confusa e complicata situazione politica, dall'altro lato una inquietante conduzione di grandi imprese che le porterebbero a perdere reputazione internazionale e quindi valore sul mercato.



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COMMENTI
16/02/2013 - Svendita dell' Italia (delfini paolo)

Grazie davvero all'autore dell'ottimo articolo. Siamo davvero alla liquidazione finale del patrimonio pubblico industriale italiano, e sinceramente siamo sempre di piu' in Italia ad essere contrari a questo andazzo,sicuramente alcuni ambienti esteri ed italiani hanno tirato troppo la corda.