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DIETRO LE QUINTE/ C’è una guerra contro la "ricchezza" del Vaticano

Pubblicazione:lunedì 18 febbraio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 18 febbraio 2013, 8.46

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Quello Ior che si è difeso come ha potuto, ottenendo la riattivazione dei bancomat attraverso una società di servizi svizzera. La decisione del Vaticano di realizzare un accordo con la società Aduno per riattivare il servizio comporta il fatto che l’attività non sarà sottoposta alla vigilanza della Banca d’Italia. Con Aduno, società svizzera e quindi fuori dall’Ue, non c’è infatti alcun collegamento con il sistema finanziario italiano, a differenza della precedente situazione che vedeva come operatore Deutsche Bank Italia, soggetto vigilato da via Nazionale.

In questo quadro, la scelta di dimettersi del Santo Padre non appare come una rinuncia a svolgere il proprio compito o la missione che gli è stata affidata. Appare al contrario come la conseguenza della piena consapevolezza della guerra in atto, una guerra combattuta a colpi di finanza e di attacchi mediatici, una guerra per la quale occorre che il comandante in capo abbia energie a sufficienza per affrontare i pericoli e difendere il suo gregge.

Le conferme della guerra in atto sono arrivate subito. Un’associazione di stampo anticlericale, la Itccs ha commentato la notizia dicendo che il Papa tenta di sfuggire all’arresto per i suoi crimini (la solita accusa di aver coperto la pedofilia e aver nascosto i pedofili), chiedendo nel frattempo al presidente Napolitano di adoperarsi per non sottrarre il cittadino Ratzinger alla giustizia internazionale. Nemmeno il tempo di sorridere, e sul quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore, appare un articolo dall’intento dichiaratamente diffamatorio, intitolato “Chiesa, 2mila miliardi di immobili nel mondo”.

Se la lingua italiana non è un optional, il titolo lascerebbe intendere che la Chiesa possiede letteralmente circa 2mila miliardi di immobili, cioè ci sarebbero nel mondo oltre 660 immobili della Chiesa per ogni abitante della terra. Ovviamente i titolo dell’articolo, completamente fuorviante, si riferisce all’ipotesi che la Chiesa avrebbe immobili il cui valore sarebbe 2mila miliardi di euro. Ma per capire il tono fantasioso dell’articolo, bastano le prime righe dell’articolo: si parla di un impero con 1,2 milioni di dipendenti e quasi un miliardo di cittadini (i credenti).

E quali sarebbero questi immobili? “Chiese, sedi parrocchiali, case generalizie, istituti religiosi, missioni, monasteri, case di riposo, seminari, ospedali, conventi, ospizi, orfanotrofi, asili, scuole, università...”. Capito il criterio? Non solo ci mettono tutte le strutture che chiaramente non potranno mai essere utilizzate per fini di lucro, ma nella maggioranza dei casi si tratta di beni che con molta fantasia possono essere definite “della Chiesa”, poiché si tratta di beni di proprietà di associazioni religiose, cioè di proprietà privata a tutti gli effetti. Eppure tutto l’articolo trasuda invidia per un patrimonio immobiliare che in qualche modo, per la sua sola esistenza, costituisce una colpa della Chiesa. La parola “ricchezza” spunta a ogni paragrafo di quell’articolo.

Un esempio su tutti: “Se a questa ricchezza detenuta in Italia - dove pesa l’eredità di un potere temporale durato per quasi duemila anni - si aggiunge il patrimonio posseduto all’estero fatto di circa 700mila complessi immobiliari tra parrocchie, scuole e strutture di assistenza la stima, anche stavolta più che prudenziale, può raddoppiare almeno a 2mila miliardi”.


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COMMENTI
18/02/2013 - La storia si ripete ? (Vittorio Cionini)

Questa faccenda delle ricchezze della chiesa mi ricorda tanto quella degli ebrei dipinti come avidi sfruttatori da eliminare per impossesarsi dei loro beni. Fantasie ? Fantapolitica e fantaeconomia ? Speriamo. Però a pensarci bene oggi non ci sono solo gli alleati ted.. (diciamo europei per non offendere nessuno) che sono interessati a tutto questo ben di Dio, ma c'é anche un intreccio di interessi extraeuropei di religioni, politica e finanza dove non si capisce più chi tira le fila del gioco. Sento puzza di bruciato speriamo sia solo l'arrosto di agnello dimenticato nel forno. Vittorio Cionini

 
18/02/2013 - sole 24 ore (delfini paolo)

Il giornalista dell'"autorevole" (per chi?) Sole 24 deve documentarsi meglio.