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FINANZA/ Dalla Russia una nuova "minaccia" per Europa (e Italia)

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Nessuno pare sapere come uscirne. L’ipotesi, delineata da alcuni economisti del Pd, di farlo riducendo “gli squilibri esterni” (ossia essenzialmente facendo sì che la Germania assorba più prodotti e servizi dei paesi maggiormente nei guai) viene fatta a pezzi da Alan Tayor della Università della Virginia - il quale non sa cosa vuole dire la sigla Pd - nel Cepr Discussion Paper No. DP9255.

Un parallelo Discussion Paper del Center for European Policy Research (il No. DP9229), redatto da una squadra di economisti dell’Università di Lussemburgo, lancia un altro avvertimento: nonostante la moneta unica europea appaia “forte” per l’apprezzamento rispetto al valore internazionale che aveva al suo lancio, il primo gennaio 1999, “l’euro è a rischio” a ragione di una recessione che mostra come “il Re sia nudo”.

Nonostante i numerosi annunci nulla è stato fatto per mutualizzare parte del debito e rafforzare gli intermediari finanziari (eurobonds, Omt - Outright Monetary Transactions, banking union); ancora meno è stato fatto in materia di politiche di bilancio e di strategia dell’economia reale. Ove ciò non bastasse, è nell’aria uno scontro tra Parlamento europeo, da un lato, e Consiglio europeo e Commissione europea, dall’altro, non solo sul bilancio delle istituzioni europee, ma sul succo delle politiche. Lo prova il documento Why Austerithy Should Be Delayed (Perché occorre ritardare le politiche di austerità) preparato da tre istituti di ricerca per conto del Gruppo socialista e democratico del Parlamento e presentato in questi giorni in vari paesi (in Italia, in Banca d’Italia e al Tesoro).

In seno al G20, l’Ue e l’Eurozona appaiono come un continente di vecchietti litigiosi incapaci di rinnovarsi. O di lasciare il posto a un nuovo più giovane e più dinamico gruppo dirigente in grado di affrontare i nodi di fondo che bloccano l’uscita da una crisi sempre più grave. 

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