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REDDITOMETRO/ Uno nuovo in arrivo? Il commercialista: un doppio “fallimento” per l'Agenzia delle Entrate

Pubblicazione:lunedì 18 febbraio 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Per ora è solo una voce, un’indiscrezione, che però si fa via via sempre più insistente: numerosi esperti del settore sono ormai convinti che l’Agenzia delle Entrate stia per adottare una nuova forma di redditometro, “depotenziata” rispetto a quella precedente. Come riporta il Corriere della Sera, infatti, attraverso il nuovo accertamento sintetico, l'intero reddito delle persone fisiche viene determinato sulla base di tre elementi, vale a dire le spese sostenute dai contribuenti in base ai dati che risultano dall'Anagrafe tributaria, gli investimenti patrimoniali e le spese medie Istat imputate in base alla zona geografica di residenza del contribuente e del suo nucleo familiare. Paolo Costanzo, commercialista titolare dell’omonimo studio di consulenza, contattato da ilsussidiario.net, crede che ciò che potrà effettivamente cambiare è il periodo d’imposta da cui scatteranno i controlli del Fisco basati sul nuovo redditometro: se prima veniva preso in considerazione quello relativo al 2009, «il redditometro vero e proprio potrà essere applicato per le annualità successive al 2011, quelle in cui l’amministrazione finanziaria è riuscita effettivamente a mettere in linea tutte le informazioni necessarie».

Per quelle precedenti invece?

Per quanto riguarda il 2009 e il 2010, non avendo la visione completa di tutte le informazioni, sembra che l'Agenzia delle Entrate non sia in grado di applicare il redditometro nella forma iniziale con cui era stato previsto. Possiamo quindi immaginare che il depotenziamento annunciato derivi proprio dall’assenza di informazioni precedenti al 2011.

Come giudica lo strumento accertativo?

Il redditometro è stato ormai elaborato e completato, ma ovviamente le imperfezioni non mancano, soprattutto in merito all’inversione dell’onere della prova, derivante a mio giudizio da un fenomeno come quello dell’evasione fiscale che in Italia è particolarmente diffuso.

Cosa intende?

E’ evidente che l’incapacità dell’amministrazione finanziaria nello scovare gli evasori ha fatto sì che venissero implementate diverse forme di accertamento, tra cui proprio il redditometro. Tale strumento, quindi, può essere definito la conseguenza del fallimento da parte dell’Agenzia delle Entrate di attuare un’adeguata ed efficace lotta all’evasione. Tra l’altro tutto questo produce una notevole diminuzione della “libertà” dei contribuenti, anche e soprattutto onesti, i quali si trovano a dover dimostrare al Fisco di avere tutte le carte in regole.

Quali sono i maggiori rischi?

Ovviamente il cittadino onesto non dovrebbe temere questo tipo di verifiche, ma è altrettanto vero che il fatto di dover dimostrare la propria situazione finanziaria in questo modo, da un lato sottopone il soggetto al rischio di trovarsi di fronte a un funzionario che non è in grado di svolgere correttamente il proprio lavoro, dall’altro si deve eventualmente avvalere di un professionista che gli consenta di affrontare meglio l’intera situazione, il che ovviamente comporta un aggravio di costi non indifferente.

Certo qualcosa doveva pur essere pensato, non crede?


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