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FINANZA/ Sapelli: una risposta alla crisi è "nascosta" in una banca

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È pur vero che successive modifiche legislative e furori iconoclasti che si manifestano, invece del rispetto delle differenze di opinioni e di realizzazioni delle istituzioni bancarie, hanno precostituito il terreno perchè si scatenassero quegli appetiti individualistici e acquisitivi a cui Luzzatti sdegnosamente faceva riferimento. Questo vuol dire che l’ordito stesso della Banca Popolare di Milano, che è un ordito cooperativo, rischia di lacerarsi per sempre e di lasciare il posto a istituzioni filantropiche che si accompagnano a una banca capitalistica che nascerebbe per soddisfare le mire di un pugno di ricchi investitori.

Per quanto concerne la speranza, essa risiede nell’auspicio che tutti coloro che oggi si riconoscono nelle ispirazioni che Luzzatti così bene illustrava trovino in se stessi e nella comunità sociale una ragione di riscatto e di riaffermazione degli ideali cooperativi. Questi ideali sono oggi vere e proprie forme di vita e di sopravvivenza che si offrono alle piccole imprese, agli artigiani, ai commercianti, a noi popolo minuto e ai dipendenti stessi della banca che, dinanzi al pericolo di vedere crollare in rovina una così storica e meravigliosa istituzione, dovrebbero abbandonare tutte le divisioni e ritrovarsi nella difesa del voto capitario.

Infatti, quale che sia la ricchezza di singoli componenti del corpo sociale, il voto capitario rimane lì, insormontabile macigno dinanzi alle sperequazioni sociali, alle differenze di ricchezza che pur si manifestano anche nel corpo stesso della Banca Popolare ma che non debbono determinarne il destino. Se ciò accadesse saremmo tutti più deboli dinanzi alla crisi economica, saremmo privati di un grande strumento educativo alla solidarietà sociale.

Milano e l’Italia, infine, perderebbero una parte importante di quel patrimonio di testimonianza dell’aiuto solidale e comunitario che la Caritas in Veritate del grande Pontefice Benedetto XVI ci ha lasciato in eredità. 



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