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FIAT/ Così Chrysler si è "mangiata" il Lingotto

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Insomma, il Lingotto aveva scelto di spostare i suoi fondi di riserva nel conto economico calcolandoli come proventi, strategia contabile che fruttava allora oltre 1 miliardo di euro. In sintesi, un modo - assolutamente lecito - per gonfiare i risultati e apparire più forti in un momento chiave come quello dell’acquisizione. Ma come si fa, nel medio periodo, a mantenere quei numeri? Si rischia, visto che qualche imprevisto nella vita, anche delle industrie, può sempre accadere e in quel caso occorre trovare i fondi, spesso e volentieri dall’utile operativo. Peccato che, una volta fatto questo, il bilancio successivo ne risente e il giochino è svelato. A meno che non si ricorra invece al finanziamento tramite emissione obbligazionaria in cerca di liquidità, nonostante l’enorme ammontare su cui dovrebbe poter contare Fiat già oggi. Insomma, la dipendenza totale di Fiat dalla sorella a stelle e strisce è sempre più chiara, segnale che chi teme una progressiva americanizzazione del Lingotto, il famoso addio di Fiat all’Italia, forse non sbaglia troppo i suoi calcoli.

All’inizio del 2012, il mercato europeo dell’auto scontava volumi di vendita appena poco superiori a quelli registrati nel momento di massima crisi, alla fine del 2008. Tra il 2007 e il 2012 le vendite nel mercato tedesco sono aumentate del 6,6%, in Francia sono diminuite di poco (-2,6%), in Italia sono letteralmente crollate (-44%). Detto fatto, le case produttrici tedesche hanno conquistato quote di mercato in Europa avvicinandosi addirittura al 35%, soprattutto in Italia e Spagna. Nel 2010 le vendite Fiat in Europa sono calate del 17%, nel 2011 del 12% e nei primi 8 mesi del 2012, la quota di mercato europeo del Lingotto si collocava già al 6,5% contro l’8,8% del 2009. Stando a dati dell’Acea, l’associazione dei produttori automobilistici europei, nel mese di gennaio di quest’anno le vendite di auto di Fiat Group Automobiles in Europa (27 paesi Ue più l’Efta) sono scese ulteriormente del 12,4% a 61.010 unità, contro le 69.069 del gennaio 2012.

Insomma, chiamiamola pure - e già da subito - Chrysler. Come poi il mercato americano stia conoscendo il proprio boom ve l’ho già spiegato, attraverso gli car-loans subprime, ovvero credito al consumo a chiunque, qualsiasi sia il suo rating di credito, ovvero la possibilità di onorare scadenze e pagamenti. Mi ricorda qualcosa, una bolla che quando è esplosa ha fatto rumore. Il problema è che negli Usa il governo è già intervenuto in difesa dell’industria automobilistica e penso sarà pronto a farlo ancora, in Francia pure, mentre qui appare difficile. Ancora qualche dubbio sulla futura - anzi molto prossima - americanità di Fiat?

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