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CROLLO BORSA/ Le brutte notizie che fanno bene all’Italia

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Tra pochi giorni si capirà chi dei due avrà avuto ragione. Per ora, a far prevedere un futuro non drammatico per i mercati finanziari è una motivazione di per sé drammatica: la persistente debolezza della crescita stessa, un po’ ovunque. La ripresa non prende quota in Usa dove gli indicatori dei consumi (vedi le vendite di Wal-Mart o l’andamento delle ultime meraviglie di Apple) segnalano calma piatta. Ristagna la stessa Cina: a Capodanno le giocate ai casinò di Macau sono rimaste assai sotto le previsioni. Intanto Wen Jiabao, alla vigilia dell’uscita dai vertici, ha annunciato un giro di vite ai mutui immobiliari che ha fatto scendere la Borsa del 3%. In questa cornice le banche centrali non possono che sostenere l’economia con abbondanti dosi di denaro per giunta a basso costo, nella speranza che prima o poi il cavallo torni a bere. La Borsa, insomma, non può permettersi il lusso di cadere, almeno finché non si vedranno segnali solidi di ripresa.

Nel frattempo Mario Draghi ha altri problemi da affrontare. Primo fra tutti far sì che il denaro non si fermi in banca o, nel migliore dei casi, nelle tesorerie dei gruppi più importanti, anche italiani, in grado di raccogliere capitali sui mercati internazionali. Il vero nodo dolente è far arrivare i fondi al tessile biellese o all’elettromedicale di Carpi. Alla Bce si lavora per mettere a punto strumenti adeguati vuoi per sottoscrivere obbligazioni di pool di piccole imprese ovvero per prestare soldi alle banche perché prestino loro il denaro con la garanzia della Bce. Potrebbe essere questa la vera svolta per migliaia di Pmi. Ma prima di muoversi Draghi (con il probabile assenso della Merkel) vuol capire quale Italia uscirà fuori dalle urne.

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