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FINANZA/ Borghi: l’Italia pronta a diventare la Calabria d’Europa

Pubblicazione:venerdì 22 febbraio 2013

Il commissario Ue, Olli Rehn Il commissario Ue, Olli Rehn

Non solo non c’è nulla, ma vediamo che finché le regole uccidono l’economia dei paesi della periferia come l’Italia, vanno benissimo. Appena invece toccano gli interessi dei paesi del nucleo centrale dell’Europa, si possono cambiare. Ne abbiamo avuto la riprova questa settimana, quando a fronte di risultati non entusiasmanti dell’economia francese e in parte anche tedesca, all’improvviso le “intoccabili” regole di bilancio sono diventate più flessibili. Proseguire su questa china significa presupporre che i paesi del Sud dell’Europa non siano in grado di comprendere chi si approfitta di questa situazione, ma debbano assoggettarsi a qualsiasi tipo di decisione, anche contraria ai loro interessi. Tanto è vero che l’Ue ci chiede di alzare le tasse, uccidere la nostra economia, rinunciare alla crescita, e noi lo facciamo perché dobbiamo farlo. Ma d’altra parte non otteniamo nessun vantaggio.

 

Di fronte a questa situazione, quali dei leader italiani hanno le qualità per trattare con l’Europa alla pari?

 

Abbiamo già visto che Monti è asservito agli interessi della Germania. Nonostante quanto dice il Presidente del consiglio quando vuole farci credere che pesta i pugni sul tavolo, non è mai riuscito a ottenere altro che quanto voleva la Merkel. Bersani è un ingenuo e vive nella curiosa illusione che se in Germania dovesse vincere il candidato socialdemocratico, Peer Steinbruck, a quel punto nel nome dell’“eurosinistra” riuscirebbero a cambiare le cose insieme. Il problema però è che per come stanno le cose è impossibile che la Merkel sia sconfitta alle elezioni di settembre, e anche se dovesse vincere la sinistra è un errore pensare che il Partito Socialdemocratico Tedesco si accolli il debito italiano per un gesto di simpatia verso Bersani.

 

Davvero la politica europea di Steinbruck sarebbe uguale a quella della Merkel?

 

Con un’eventuale e improbabile vittoria di Steinbruck, il governo italiano si troverà davanti esattamente la stessa porta sbarrata che ha avuto con la Merkel. Berlusconi finora non ha dato nessuna prova di essere particolarmente abile nelle negoziazioni internazionali, perché era impegnato su altri fronti. Lo scenario non è quindi entusiasmante, anche se l’unica carta che posso riconoscere in più al Cavaliere rispetto agli altri candidati è la sua lucida follia. Dal momento che Berlusconi è imprevedibile e istintivo, rispetto a due leader come Monti e Bersani che saranno sicuramente asserviti a qualsiasi posizione tedesca, può anche darsi che il cavallo imbizzarrito “scarti”.

 

(Pietro Vernizzi)



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