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PAGELLA PD/ Il programma di Bersani? Troppa Cgil e "l'imbarazzo" delle tasse

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"GIOVANI E DONNE. L’obiettivo di far crescere l’occupazione femminile è da anni sancito in tutti i programmi approvati dal Pd. Noi pensiamo che tutte le misure di sostegno al lavoro e alla crescita debbano prevedere un meccanismo di favore differenziale per l’occupazione di giovani e donne. Più in particolare, tra le nostre proposte vi sono: per l’occupazione femminile, il potenziamento dei servizi pubblici per conciliare lavoro e maternità e un significativo aumento della detrazione fiscale per le mamme che lavorano". Accidenti, siamo alla rivoluzione copernicana! Nulla da commentare, lo fa da sé il nulla che ammanta questa proposta-non proposta.

"EUROPA E CONTI PUBBLICI. Noi garantiamo gli accordi presi in Europa, anche se ricordiamo che li ha firmati Berlusconi e che la loro onerosità è dipesa dalla non credibilità e dalla incapacità del governo del centrodestra. In particolare garantiamo gli impegni sui conti pubblici approvati dal Parlamento italiano (il fiscal compact), compreso il pareggio di bilancio nel 2013. Da questo punto di vista bisognerà anche verificare concretamente i dati. Il 2013 rischia di essere un altro difficilissimo anno per i conti pubblici. Più in particolare noi siamo anche pronti ad accordi che consentano un maggiore e più stringente controllo reciproco sui bilanci pubblici dei diversi paesi. Purché in ambito europeo si arrivi, anche con il concorso delle altre forze progressiste europee, ad un cambiamento importante a favore della crescita. Noi pensiamo che ci sia modo e spazio per meccanismi che consentano investimenti (anche grazie ai project bond e agli eurobond) o di gestire in comune almeno una parte del debito pubblico di ogni paese (le proposte di Visco in Italia e dei consiglieri della Merkel in Germania), in modo da non pesare sui bilanci ma di ottenere il rinnovo dei titoli del debito pubblico a tassi di interesse molto più favorevoli di quelli attuali". Ora, per questo punto vale il presupposto di sempre: io non credo a questa Europa e alla sua durata nemmeno nel breve termine, quindi si rischia di parlare di cose che non avranno senso già nel 2015. Detto questo, già il mettere nelle prime quattro righe del tema il rimando alle responsablità di Berlusconi e non proprie proposte, a mio modo di vedere la dice lunga. Ora, i project-bond ed euro-bond sapete che per quanto mi riguarda sono euroboiate buone per far eccitare intellettualmente quelli del Sole24Ore, non vedo però alcun punto riguardante il Patto di stabilità (sblocco attività enti locali) ma solo il signorsì alla Merkel nel pareggio di bilancio e del Fiscal compact come nostra Bibbia laica: il Pd finge di non capire che Fiscal compact e concetto stesso di crescita non possono coesistere, sono antitetici. La gestione comune di parte del debito pubblico mi pare un concetto di per sé lunare, altrimenti la Bce lo avrebbe fatto suo, piuttosto ch sfondare il bilancio tra un firewall e l'altro. Nessun accenno all'agenzia di rating europea, nessun accenno all'elezione diretta del presidente della Commissione europea.

"POLITICA INDUSTRIALE. L’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa e non può perdere questa vocazione che va però riletta in chiave moderna. La politica industriale, fin qui grande assente, deve essere orientata a raccogliere la sfida del futuro, quella della sostenibilità ambientale. Per questo nella carta degli intenti abbiamo proposto di realizzare una politica industriale integralmente ecologica che punti in generale sull’uso efficiente delle risorse e sul riuso della materia, sostenga l’introduzione di nuove tecnologie ambientali in ogni settore, promuova le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le scienze della vita, le nuove tecnologie applicate alla tutela e fruizione dei beni culturali e al made in Italy. Più in particolare, noi prevediamo di riprendere la direzione imboccata con il programma Industria 2015 per il sostegno dell’innovazione e delle tecnologie, di reintrodurre il credito di imposta per la ricerca e di varare sconti fiscali sugli utili che le imprese decidono di reinvestire in azienda". Ridagli con il credito d'imposta per la ricerca, eppure Fassina e soci l'ha studiato e idolatrato per un po' Blair: è come il metadone per i tossici, mica li disintossica, li fa stare docili. Serve, assolutamente, una defiscalizzazione su ricerca e innovazione, partenariato tra aziende-università-poli di ricerca, con lo Stato che in nome della sussidiarietà interviene solo a livello generale, garantendo linee di credito necessarie o vincoli particolari. Questa delle rinnovabili, poi, è la bufala del secolo: quanto eolico e fotovoltaico servirebbe per sostenere e mantenere competitivo il secondo complesso manifatturiero? Nemmeno mettendo pannelli e quant'altro su ogni metro quadro del Paese, occorre seguire la strada che stanno seguendo tutti gli altri: il gas di scisto, ad esempio, ma chi glielo dice a Vendola che tocca trivellare. Il nucleare, visto che passata l'emozione Fukushima qui continuiamo a pagare l'energia un capitale e se scoppia una centrale in Francia o Svizzera siamo nei guai ugualmente. Inconcludenti.

"GREEN ECONOMY. La sfida dell’economia verde, legata all’innovazione ed alla qualità, non riguarda un solo settore, ma l’intera economia. Basti pensare all’efficienza energetica e alla conseguente riduzione dei costi produttivi, alla riqualificazione degli immobili che può dare una spinta all’edilizia senza rischiare un eccessivo consumo del territorio, alla bonifiche delle aree industriali dismesse per avere spazi dove rendere possibile l’insediamento di nuove imprese e di investimenti anche internazionali, all’agricoltura di qualità. In questo contesto va anche considerato il tema della prevenzione ambientale e degli investimenti per la manutenzione del territorio: pur considerando importantissimo il presidio della protezione civile, la prevenzione è un impegno indispensabile". Idem come sopra, non perdo tempo, né parole.