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PAGELLA PD/ Il programma di Bersani? Troppa Cgil e "l'imbarazzo" delle tasse

MAURO BOTTARELLI torna a commentare i vari programmi politici dei diversi schieramenti, in vista delle ormai imminenti elezioni del 24 e 25 febbraio. Ecco il programma del Pd

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ELEZIONI 2013. Per finire la carrellata dei principali partiti e dei loro programmi economici, ecco quello del Pd.

"LAVORO. Più importante delle norme sul lavoro è la possibilità oggi di dare più lavoro. Fermi restando gli impegni sulla tenuta dei conti pubblici, in una fase così dura di recessione, per noi è importante riuscire a dare più lavoro. Da questo punto di vista è decisivo il contributo che può venire da progetti in sede europea, ma anche alcune iniziative in Italia. A cominciare dalla possibilità, per i comuni con un bilancio in equilibrio, di poter avviare opere già pronte per la realizzazione e che siano utili. Per esempio, ristrutturazione del patrimonio abitativo, pubblico e privato. Salvaguardia del territorio. Riconversione energetica. Riflessi della politica industriale e dell’impegno nella green economy". Ora, la parte che riguarda lo sblocco dei lavori degli enti locali virtuosi è fondamentale ma impone una ridiscussione del Patto di stabilità, quindi il Pd si prende in carico un'azione di governo e di persuasione molto forte a livello europeo che potrebbe cozzare con l'alleanza spuria ma obbligata sia con Vendola che con Monti, frutto dell'ingovernabilità post-urne. Scelta civica accetterà questa battaglia come sua? Se sì, sarebbe fondamentale per rimettere in moto l'occupazione su domanda interna, alla quale però va obbligatoriamente associata un riforma che porti al pagamento da parte della PA dei lavori appaltati alle imprese e lo sblocco del credito da parte del settore bancario. Altrimenti, siamo di fronte a un volano che non vola e non fa volare.

"RIFORMA FORNERO. Noi non intendiamo toccare la riforma dell’articolo 18 nella formulazione alla tedesca. Vanno viste meglio le norme per garantire l’ingresso dei giovani al lavoro e per ridurre la precarietà. Più in particolare, per combattere la precarietà bisogna fare in modo che il lavoro stabile costi meno del lavoro precario, e dunque divenga più conveniente. E’ un obiettivo che la riforma Fornero non ha raggiunto, perché ha determinato un incremento dei contributi per i contratti atipici, non un abbassamento del costo per i contratti stabilizzati. Anzi, ora sarà necessario evitare il rischio che l’aumento delle aliquote contributive per i lavoratori a progetto e con partita Iva si traduca solo in una riduzione del loro reddito netto. Vanno inoltre trovati meccanismi di rappresentanza e rappresentatività nei quali i lavoratori si riconoscano". L'ultima parte, per stessa ammissione del Pd, è tutta in divenire, nel senso che i nuovi meccanismi di rappresentanza vanno trovati: ecco che torna il vecchio Pd. Alla gente serve lavoro, non battaglie di etichetta o peggio di sigla sindacale. Non c'è un cenno alla contrattazione regionale o aziendale, ormai un obbligo in questo nuovo mondo del lavoro, si parla solo di riduzione della precarietà e ingresso dei giovani ma queste cose non si fanno con norme e cavilli ma con il punto uno del programma, creando cioè le condizioni occupazionali, facendo ripartire il Paese. Siamo ancora all'Unione, a mio modo di vedere.

"DECENTRAMENTO CONTRATTUALE PER LA PRODUTTIVITÀ. E’ un tema che riguarda le parti sociali, imprese e sindacati. In ogni caso, gli accordi aziendali o locali per la produttività rappresentano una opportunità. Ma accanto al tema del lavoro ci deve essere l’impegno degli imprenditori agli investimenti e i lavoratori devono avere la possibilità di dire la loro, sapendo che senza regole condivise per la partecipazione e la rappresentanza questo processo non va avanti". Riecco il vetero-sindacalismo, le parole d'ordine anni Settanta e Ottanta, la schiena piegata verso Fiom e Cgil: quei contratti non sono un'opportunità, sono il futuro. Punto. Guardassero un po' ai Paesi scandinavi di cui cianciano tanto per la flexsecurity e poi ascoltino la Camusso: il Pd deve scegliere ma non può, stretto tra Vendola e Monti. Il lavoratore, nella maggior parte dei casi, farebbe volentieri a meno dei sindacati, vorrebbe una paga decente e la certezza del lavoro: non le battaglia di retroguardia come quelle, patetiche, tra Fiat e Fiom.