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PAGELLA PDL/ Il programma di Berlusconi (senza la Lega) ottiene la "lode" dell'Oxford Economics

Silvio Berlusconi Silvio Berlusconi

"Apertura al mercato dei settori chiusi, in particolare dove persistono monopoli o oligopoli statali, a partire da scuola, università, poste, energia e servizi pubblici locali; sviluppo di meccanismi concorrenziali e di vigilanza per contrastare accordi di cartello nel settore assicurativo; favorire le imprese di giovani imprenditori: per 3 anni, vantaggi fiscali per le imprese di under 35; valorizzare le libere professioni, riconoscendone le funzioni sussidiarie di pubblico interesse; ritorno alla Legge Biagi per uno "Statuto dei Lavori"; risoluzione della questione esodati; sviluppo della contrattazione aziendale e territoriale (ex art. 138 D.L. 138/2011); detassazione del salario di produttività; sostegno all’occupazione giovanile attraverso la totale detassazione dell’apprendistato fino a 4 anni; buoni dote per la formazione".

Qui vale lo stesso ragionamento fatto per il programma della lista Monti, ovvero il fatto che di privatizzazione e liberalizzazione in Italia si parla da vent'anni ma si sono tradotte o in svendite o in monopoli divenuti duopoli con protagonisti i soliti noti, basti vedere la questione Frecciarossa-Italo o la disputa - finalmente giunta a un finale degno di un Paese civile - degli slot Milano-Roma di Alitalia su Linate. Vedremo se i molti nomi nati, amici anche del PdL, non tireranno per l'ennesima volta il freno a mano, come fatto in passato. "Maggiore trasparenza per i sindacati su iscrizioni e bilanci; tetto alle pensioni d’oro; incoraggiamento a indirizzare quote di risparmio su pensioni integrative; sviluppo del telelavoro; partecipazione agli utili da parte dei lavoratori; revisione dei premi Inail, con particolare riferimento alle PMI e agli artigiani, in funzione del rischio reale, sulla base di un criterio bonus-malus", totalmente d'accordo e finalmente misure che rendono davvero il Paese più equo e i conti sostenibili, oltre che porre fine a certi privilegi che lo strabismo italiano non ha mai voluto vedere.

"Turismo: il nostro petrolio. Abbassamento dell’IVA nel settore turistico, coerentemente con la normativa comunitaria; valorizzazione e stabilizzazione delle concessioni balneari al fine di garantire il rilancio degli investimenti; politica più incentivante dei visti turistici; sviluppo del turismo sociale, favorendo la destagionalizzazione; strategia strutturata Stato-regioni per la promozione turistica all’estero", totalmente d'accordo, bisognerà però scontrarsi con interessi e blocchi di potere a livello di enti locali e con la Lega in coalizione, temo che questo tema resterà - come negli ultimi vent'anni - lettera morta. Un'ultima annotazione. Il Corriere della Sera ha affidato uno studio comparativo dei programmi di Pd, PdL e Lista Monti all'Oxford Economics. Obiettivo della ricerca, stabilire - anno per anno - quale programma di governo tra quelli proposti dalle formazioni politiche che si presentano alle elezioni sia il più efficace. Il "core business", ovvio, è l'economia. E cosa spiega, la Oxford Economics? Semplice: il programma migliore è quello del Pdl. Lo studio è lungo e approfondito ma i risultati vengono sintetizzati nelle ultime due pagine di tabelle. Partiamo dal prodotto interno lordo. Con l'attuazione del programma del Pdl, nel 2013 calerebbe dello 0,8%, rispetto al tonfo dell'1,4% sia del Pd sia di Scelta Civica di Monti (questo per recintare il confronto soltanto tra le tre forze politiche più pesanti; non ci sono informazioni sul programma di Beppe Grillo).

In proiezione, nel 2018 il programma azzurro porterebbe a una crescita del Pil pari all'1,9%, quello del Pd limiterebbe la crescita all'1,4% e quello di Monti all'1,5 per cento. Sul fronte occupazionale, nel 2013 il Pdl terrebbe la disoccupazione al 12,4%, contro il 12,6% di Pd e Monti. La differenza più più tangibile si vede in prospettiva: nel 2018 il programma del Pdl, secondo Oxford Economics, porterebbe i senza lavoro al 9,2%, mentre con Monti sarebbero al 10,4% e con il Pd di Bersani i disoccupati schizzerebbero al 10,6 per cento. Ma il dato forse più interessante, probabilmente, è quello relativo al debito pubblico. In particolare, grazie alle vendite del patrimonio dello Stato ("di difficile realizzazione", avverte Oxford Economics), grazie al Pdl il debito nel 2018 viene dato al 104,1%, contro il 117,4% del Pd e il 112,1% di Scelta Civica. Lo dice l'Oxford Economics, non il sottoscritto.

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