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ELEZIONI 2013/ Il "moltiplicatore" di Bersani per battere la Merkel

Pier Luigi Bersani (Infophoto) Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Why Austerithy Should Be Delayed propone invece una pausa alle politiche di austerità da riprendere verso il 2015. Il ragionamento verte essenzialmente sul ruolo del moltiplicatore fiscale in una fase di recessione. Attenzione a non confonderlo - come hanno fatto alcuni - con il moltiplicatore keynesiano, ossia con ciò che la spesa (pubblica o privata) attiva nel resto dell’economia (indotto, effetti esterni). Si tratta di quello che in gergo viene chiamato il fiscal multiplier ossia le implicazioni sull’economia reale delle manovre di finanza pubblica. Sul tema c’è da qualche anno un dibattito molto vivace animato principalmente da Olivier Blanchard del Mit, ora alla guida dell’analisi economica del Fondo monetario internazionale.

In breve, e senza entrare in dettagli tecnici, la “dottrina dominante” è che il fiscal multiplier è molto basso (0,3-0,7) in periodi di ciclo economico soddisfacente, ma elevato in fasi di recessione. Secondo le stime del rapporto, in recessione potrebbe essere attorno a 3 e arrivare sino a 31 (sic!). La proposta principale del documento è di attivare politiche di bilancio espansive nei prossimi due anni per attuare politiche anche severe di austerità quando il fiscal multiplier sarà a livelli più bassi. Il fiscal multiplier diventa, dunque, il deus-ex-machina della strategia europea di uscita dalla recessione. La letteratura sul fiscal multiplier (ben riassunta in un riquadro del lavoro) e soprattutto le analisi empiriche danno risultati contraddittori sulla sua effettiva capacità di avere effetti, e anche di stimarne il valore, nonché se funzioni in modo analogo se si riducono le spese pubbliche o si aumenta il prelievo tributario.

Proprio circa due settimane fa, il Fmi ha pubblicato un lavoro empirico (il Working Paper No. 12/286 firmato da Anja Baum, Marcos Poplawski Ribeiro e Anke Weber) sulle economie del G7 (escludendo, però, l’Italia per mancanza di dati). Le conclusioni sono un appello a non essere apodittici: il “moltiplicatore” varia a seconda del resto della politica economica di un Paese (specialmente di quella della moneta) e del momento del ciclo economico in cui viene stimato. Lo ha ribadito lo stesso Blanchard in un lavoro a quattro mani con Daniel Leigh diramato il 22 febbraio (NEBR Working Paper No. 18779).

Come ho sostenuto altrove in modo più tecnico, per l’Italia, ciò è anche un invito a darsi un apparato statistico e analitico all’altezza; ricordiamo che la matrice di contabilità sociale più recente risale a circa vent’anni fa (si tratta di strumento essenziale per stimare, con appropriata modellistica econometrica, il fiscal multiplier). L’Istat - è vero - sta lavorando a nuove stime, ma occorrerà aspettare un paio di anni prima che siano elaborate. Il lavoro di base su questi temi è stato chiuso dal primo Governo Prodi in quanto allora considerato di scarsa priorità. Verrà effettuato un cambiamento di rotta?

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