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ELEZIONI 2013/ Il "moltiplicatore" di Bersani per battere la Merkel

Il Pd dovrebbe risultare il soggetto politico con la maggioranza dei voti in questa tornata elettorale. Ma dovrà fare i conti subito con l’Europa. Il commento di GIUSEPPE PENNISI

Pier Luigi Bersani (Infophoto) Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Non bisogna fare ricorso a profeti, indovini e fattucchiere (o ai sondaggi che i leader dei partiti ricevono ogni cinque ore) per considerare altamente probabile che il Partito democratico (Pd) esca dalle elezioni oggi ancora in corso come il soggetto politico con la maggioranza (relativa) dei voti. Oltretutto, l’alternanza (nelle maggioranze relative) tra centrodestra e centrosinistra a ogni elezione politica nei singoli paesi dell’eurozona è la norma statistica da quando la moneta unica è entrata in vigore. Segno che l’euro non è solo economics ma anche politics.

Negli ultimi giorni prima del voto, tutta la stampa ha sviscerato i programmi elettorali di tutti i partiti - dunque anche del Pd. Nessuno, però, ha posto l’accento sul fatto che quali che siano le idee del gruppo dirigente del Pd, la politica e l’azione legislativa dovranno muoversi nell’ambito del percorso segnato dalla sinistra europea, specialmente di quella che ha voce in seno al Parlamento europeo.

Al riguardo tre documenti sono particolarmente importanti (e non in completo accordo l’uno con l’altro): a) quello di Renaissance for Europe, predisposto da un gruppo di lavoro guidato dal Prof. Paolo Guerrieri (Università La Sapienza di Roma) candidato al Senato in Liguria); b) lo studio Why Austerithy Should Be Delayed, predisposto dell’Office français des conjonctures economiques (Ofce) in collaborazione con due altri istituti di ricerca: l’Imk di Düsseldorf e l’Eclm di Copenhagen, su incarico del Gruppo socialista e democratico del Parlamento europeo (presentato l’11 e il 12 febbraio in due seminari a invito al Tesoro e in Banca d’Italia); c) il lavoro Relance du dialogue social et économique pour l’emploi et la formation, l’impératif industriel et la compétitivité, frutto di un seminario di due giorni di Confrontations Europe tenuto a Bologna lo corso ottobre, ma divulgato all’inizio di febbraio. Considero i primi due i più utili ai fini della definizione di una politica legislativa; nel terzo, ci sono molte idee, ma non articolate in modo coesivo come base di un programma.

Renaissance for Europe propone una scelta chiara e netta: un programma “simmetrico” di aggiustamento per tutti i paesi dell’eurozona - quelli con alti saldi positivi delle bilance dei pagamenti dovrebbero aumentare consumi interni e tassi di crescita al fine di facilitare il riassetto (riduzione dei saldi negativi dei conti con l’estero e incremento di consumi e investimenti) di quelli in disavanzo. Gli Omt (Outright monetary transactions) prospettati dal Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi (ma mai creati) sarebbero “il ponte” per facilitare la transizione. La crescita più sostenuta dei paesi mediterranei e della Francia sarebbe lo strumento principale per ridurre il peso del debito. Il requisito per questa politica sarebbe una nuova governance europea.

Ci riuscirà un Governo Bersani dopo i tentativi (andati a vuoto) dei Governi Berlusconi e Monti in Italia, Sarkozy e Hollande in Francia, Rajoy in Spagna, e Coelho in Portogallo (Grecia e Cipro non erano, e non sono, neanche in condizione di tentare)? Dipende molto (nell’eventualità che si formi un Governo imperniato sul Pd) dalla capacità dei Ministri degli Affari esteri e dell’Economia e delle Finanze di incidere.