BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ I numeri che mettono ko l’euro

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Vogliamo ancora parlare di ripresa? C’è ancora qualcuno che osa farlo? Vogliono continuare a sbagliare le previsioni? Quando ancora non si era in campagna elettorale, c’era un Mariolino (il birichino!), che andava a Bruxelles a sbandierare il raggiunto pareggio di bilancio per il 2013. I miei lettori più affezionati sanno benissimo che quel pareggio di bilancio è matematicamente impossibile (finché non si cambia moneta). Ma senza arrivare a tale scienza, gli sprovveduti del Fondo monetario internazionale, sei mesi prima, avevano suggerito che l’obiettivo era lontano: niente pareggio fino al 201. Ora viene fuori che “Bruxelles chiuderà un occhio sul rispetto del pareggio di bilancio entro l’anno in corso da parte dei paesi più indebitati” (lo sanno che è impossibile!), parola del Commissario Olli Rehn. Proprio quel Commissario del quale qualcuno ha scritto “Folly from Olli” (le follie di Olli), commentando i disastrosi risultati delle previsioni della Commissione, le cui metodologie sono state strenuamente difese dal suddetto Commissario.

Non ne azzeccano una, hanno i modelli sbagliati, perseguono le politiche sbagliate, le impongono agli stati in difficoltà come un ricatto, ma le loro ricette non funzionano, lo sanno e lo ammettono. Eppure continuano.

Cosa fare? La prima cosa è rendersi conto della realtà. In tutti i suoi fattori. E occorre verificare le varie ipotesi di spiegazione della realtà, confrontandole con la realtà stessa. Un aiuto in tal senso mi pare che venga dal comunicato dell’Arcivescovo di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra.

Punto 1: “La vicenda culturale dell’Occidente è giunta al suo capolinea: una grande promessa largamente non mantenuta. I fondamenti sui quali è stata costruita vacillano, perché il paradigma antropologico secondo cui ha voluto coniugare i grandi vissuti umani [per esempio l’organizzazione del lavoro, il sistema educativo, il matrimonio e la famiglia …] è fallito, e ci ha portato dove oggi ci troviamo. Non è più questione di restaurare un edificio gravemente leso. È un nuovo edificio ciò di cui abbiamo bisogno. Non sarà mai perdonato ai cristiani di continuare a essere culturalmente irrilevanti”. Non è più questione di restaurare, abbiamo bisogno di un nuovo edificio. Bisogna cambiare tutto. Radere al suolo, portare via le macerie, pianificare con attenzione le nuove fondamenta per il nuovo edificio. In edilizia si fa così, non c’è modo di fare diversamente. E non può essere diverso in campo politico, economico e sociale.

Punto 2: “È necessario avere ben chiaro quali sono le linee architettoniche del nuovo edificio [...] [rispetto della vita, valore della famiglia] [...] La dicotomia Stato-Individuo è falsa perché astratta [...]. Lo Stato è un bene umano fondamentale, purché rispetti i suoi confini: troppo Stato e niente Stato sono ugualmente e gravemente dannosi [...]. Il sistema economico deve avere come priorità il lavoro: l’accesso al e il mantenimento del medesimo. Esso non può essere considerato una semplice variabile del sistema. Il mercato, bene umano fondamentale, deve configurarsi sempre più come cooperazione per il mutuo vantaggio e non semplicemente come competizione di individui privi di legami comunitari”.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >