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Economia e Finanza

FINANZA/ I numeri che mettono ko l’euro

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Linee guida in campo morale, insieme a quelle necessarie nel campo istituzionale e in campo economico. Perché tutto sta insieme, necessariamente, per concorrere al bene comune. La ricostruzione di Caffarra (“La vicenda culturale dell’Occidente è giunta al suo capolinea”) è in fondo la stessa del sociologo MacIntyre, quando paragonava la crisi dell’Occidente alla caduta dell’Impero romano, cioè la fine di una civiltà: “Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium... Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi”.

Oggi l’euro concorre al bene comune? Viene creato per gli stati o viene creato per sostenere i bilanci del sistema bancario fallito? Non sostiene l’economia reale? Allora non può essere la nostra moneta (e di fatto non lo è, oggi l’euro è uno strumento finanziario). Dobbiamo riprenderci la sovranità monetaria. E siccome la cosa non è dietro l’angolo, allora dobbiamo cominciare concretamente da subito, con le cose fattibili da subito, cioè con sistemi di Moneta Complementare.

La sfida è enorme, è radicale, perché occorre che ciascuno di noi inizi a guardarsi intorno, a guardare in faccia le persone che abbiamo intorno: con quelle persone occorrerà ricostruire l’edificio di cui parla Caffarra. Occorre quindi prima di tutto una capacità umana: una capacità di rapporti personali. Non c’è un’altra strada. Meglio iniziare subito.

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